Una delle più famose scrittrici italiane, Dacia Maraini, sarà ospite del Teatro Cristallo domani alle 20.30 per presentare il suo ultimo libro: “Chiara d'Assisi. Elogio della disobbedienza” (ed. Rizzoli).

L'incontro fa parte del percorso “Le vie del sacro”, curato dall'Associazione Cristallo, dalle Acli e dalla Diocesi di Bolzano Bressanone e sarà moderato dal giornalista Rai Paolo Mazzucato. L'ingresso alla serata è libero previo ritiro dei biglietti numerati presso la cassa del Cristallo. Abbiamo intervistato la scrittrice.

Qual è stata la spinta che l'ha indotta a scrivere proprio di Chiara, una Santa con un modello di vita assolutamente lontano dalla frenesia che l'oggi ci impone?

«La spinta è stata la lettera di una ragazza che mi invitava a occuparmi della sua omonima di cui era curiosa. Ma poi purtroppo l'ho persa di vista. Per cui ho continuata da sola. Comunque sono anni che mi occupo delle mistiche e dei loro scritti. Negli anni Settanta ho rappresentato un testo su Suor Inez de la Cruz, una monaca scrittrice messicana del Settecento. Negli anni Ottanta ho scritto un altro testo sugli ultimi anni di Caterina da Siena. Quindi il mio è un interesse che risale a molti anni fa».

Chiara donna, santa, retta ma soprattutto disobbediente. Perché ha posto l'accento proprio su questa sua caratteristica?

«Perché è la parte più interessante dal punto di vista laico e civile. Chiara era una donna coraggiosa, che ha cercato di rinnovare la Chiesa dall'interno, con mitezza e umiltà. Rispettava i papi e la gerarchia della Chiesa, ma nel suo convento praticava la povertà, la democrazia, una idea di pace che non corrispondeva alla Chiesa del suo tempo, intenta a organizzare una crociata dopo l'altra» .

I documenti degli ultimi tre Papi (Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco), hanno intessuto grandi elogi nei confronti della donna e del suo ruolo nella Chiesa giungendo a parlare di “genio femminile”. Ma il “modello” di donna per la chiesa è sempre “rassicurante”, la donna in fondo è vista spesso solo in riferimento all'uomo, come aiuto, dedita ad un servizio silenzioso e nascosto rispetto al potere gerarchico. C'è qualcosa che concretamente possono fare le donne di oggi per ottenere un ruolo meno subordinato nella Chiesa?

«E’ vero che ancora nella a Chiesa vige un ruolo ancillare per le donne. Non hanno diritto di voto in nessuna delle decisioni importanti. E’ come se le donne italiane ancora fossero private di voto. Farebbe scandalo se fosse così. Mentre è considerato normale che le monache e le suore siano prive di ogni diritto di scelta nei riguardi delle strutture ecclesiastiche».

Spesso purtroppo anche nella società civile le donne, soprattutto a certe latitudini, non hanno uno spazio individuale proprio, né di pensiero né tantomeno di azione. Riesce ad individuare le nuove "Chiara" nella società odierna?

«Fatte le debite differenze storiche, anche oggi ci sono delle donne che combattono per la libertà e l'apertura verso un mondo nuovo con nuove autonomie e nuovi diritti civili. Penso alle grandi scienziate, alle magistrate che rischiano la vita per combattere le mafie».

Qual è, se c'è, l'aggiunta femminile di Chiara al francescanesimo?

«Intanto Chiara è la prima ad avere scritto una regola al femminile. Tutte le regole precedenti erano scritte da maschi, per conventi maschili. Come se le donne non esistessero e quando c'erano, fossero solo una appendice delle organizzazioni maschili. Mentre un convento di clausura aveva bisogno di altre regole e sè stanti. Anche se Chiara, quando decise di dedicarsi a Dio, non pensava alla clausura, anzi voleva andare per il mondo a predicare il Vangelo, ma le fu proibito perché la parola delle donne era considerata ininfluente e perfino pericolosa».

Lei presenta Chiara come una rivoluzionaria che dalle grate della clausura ha saputo promuovere un cambiamento che ha valicato le mura del monastero. Oggi questo modello di vita possiede ancora la carica innovativa e profetica di allora?

«La carica innovativa delle donne oggi viene soprattutto dalla società civile. Ma anche nei conventi, le assicuro, c'è molta voglia di novità, molta consapevolezza e intelligenza politica. Spesso le suore se la prendono una certa autonomia , nonostante le tradizioni. Per fortuna il nuovo papa Francesco sembra attento e sensibile a queste esigenze che vengono dl mondo femminile. Speriamo che gli diano retta».

(s.v.)