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Bolzano. Si terrà questa sera, alle ore 18, in diretta sul canale YouTube dell’Upad, l’incontro con la scrittrice meranese Romina Casagrande, reduce da un successo clamoroso con il romanzo storico “I bambini di Svevia”, edito da Garzanti.
Al centro del dibattito la genesi della storia raccontata nel libro, quella di bambini che, per un lungo periodo e fino alla seconda guerra mondiale, venivano venduti dalle famiglie per lavorare nelle fattorie dell’Alta Svevia, e le sue fonti raccolte per portarla alla luce. Sarà così l’occasione per ricostruire una pagina dimenticata del nostro territorio, in particolare della Val Venosta, un capitolo a molti sconosciuto che merita certamente di essere ricordato. All’origine del fenomeno che fa da cornice alla vicenda del romanzo vi è la profonda povertà che caratterizzava zone di montagna, come il confine tra Alto Adige e la Svizzera e la parte occidentale dell’Austria.
Uno dei principali motivi alla base di tale povertà era la frammentazione delle proprietà agricole, derivante dal sistema di successione ereditaria. Tale polverizzazione, in un’attività che già di per sé produceva scarso reddito, non consentiva spesso di consentire la sussistenza delle prolifiche famiglie di questi territori. Da qui l’uso di cercare lavoro stagionale nelle regioni più ricche a settentrione, come la Svevia.
“I bambini di Svevia” di Romina Casagrande si è proposto al grande pubblico come un romanzo necessario. Per conoscere, per non dimenticare, per capire. Un libro sicuramente emozionante capace di far viaggiare, aprendo sia la mente che il cuore. Al centro la storia di Edna, che scorre su due piani temporali, quello della bambina ingenua, che trova in Jacob il suo unico frammento di luce, e quello dell’anziana, 90enne, chiusa nel suo mondo, finché un articolo di giornale non la spingerà a ripercorrere i passi compiuti nel passato per tenere fede ad una promessa.
Durante l’incontro, inoltre, si approfondirà l’esperienza di Romina Casagrande con una delle più importanti case editrici italiane.
Al centro del dibattito la genesi della storia raccontata nel libro, quella di bambini che, per un lungo periodo e fino alla seconda guerra mondiale, venivano venduti dalle famiglie per lavorare nelle fattorie dell’Alta Svevia, e le sue fonti raccolte per portarla alla luce. Sarà così l’occasione per ricostruire una pagina dimenticata del nostro territorio, in particolare della Val Venosta, un capitolo a molti sconosciuto che merita certamente di essere ricordato. All’origine del fenomeno che fa da cornice alla vicenda del romanzo vi è la profonda povertà che caratterizzava zone di montagna, come il confine tra Alto Adige e la Svizzera e la parte occidentale dell’Austria.
Uno dei principali motivi alla base di tale povertà era la frammentazione delle proprietà agricole, derivante dal sistema di successione ereditaria. Tale polverizzazione, in un’attività che già di per sé produceva scarso reddito, non consentiva spesso di consentire la sussistenza delle prolifiche famiglie di questi territori. Da qui l’uso di cercare lavoro stagionale nelle regioni più ricche a settentrione, come la Svevia.
“I bambini di Svevia” di Romina Casagrande si è proposto al grande pubblico come un romanzo necessario. Per conoscere, per non dimenticare, per capire. Un libro sicuramente emozionante capace di far viaggiare, aprendo sia la mente che il cuore. Al centro la storia di Edna, che scorre su due piani temporali, quello della bambina ingenua, che trova in Jacob il suo unico frammento di luce, e quello dell’anziana, 90enne, chiusa nel suo mondo, finché un articolo di giornale non la spingerà a ripercorrere i passi compiuti nel passato per tenere fede ad una promessa.
Durante l’incontro, inoltre, si approfondirà l’esperienza di Romina Casagrande con una delle più importanti case editrici italiane.


