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Bolzano. Sono la compagnia teatrale più innovativa, irriverente, dissacrante e anche premiata della scena italiana, (tra gli altri hanno vinto il Leone d’Argento alla Biennale di Venezia nel 2016 e diverse nomination al Premio Ubu), che si distingue, sono parole loro “per un linguaggio pop, rock, punk...”. Si chiamano Enrico Castellani e Valeria Raimondi e insieme fanno il Teatro Babilonia.
Sono loro gli artefici di “Romeo e Giulietta. Una canzone d’amore”, una coproduzione tra Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile del Veneto ed Estate Teatrale Veronese che ha debuttato in anteprima al Teatro Romano di Verona l’11 settembre 2020 e che è destinata a un tour nazionale, appena i teatri potranno riaprire. Intanto possiamo vedere lo spettacolo in televisione, oggi in prima serata, alle 21,15, sul canale Rai Cultura. Le riprese, curate dalla regista Alessandra De Sanctis, si sono svolte a metà dicembre al Teatro Quirino. Sul palco, accanto ai due Babilonia ci sono, proprio nei panni di Romeo e Giulietta, due mostri sacri del teatro italiano, Ugo Pagliai e Paola Gassman, oltre a Francesco Scimemi.
Chiediamo a Enrico Castellani di presentarci questo lavoro per tanti versi decisamente innovativo, a cominciare dal fatto che questa volta Giulietta e Romeo non sono due adolescenti, ma due signori di una certa età. «Abbiamo spostato l’età dei due protagonisti per avvicinarci al testo in modo non tradizionale. Abbiamo eliminato anche tutti gli altri personaggi per lasciare in scena solo i dialoghi tra Giulietta e Romeo. Non raccontiamo la vicenda, ci sono solo dei dialoghi in cui a volte con Paola e Ugo entro anch’io. Ugo e Paola diventano persone e i temi dei loro dialoghi sono quelli universali, e anche loro personali: il prezzo del cognome, il valore della famiglia, le loro scelte».
Che effetto ottenete con questo spostamento dell’età dei due protagonisti?
Non hanno l’età per l’amore folle, che nasce all’improvviso, il loro è un amore che dura da una vita e quindi si carica di tenerezza e poesia. Come sono caricate di nuovi particolari anche le parole amore-morte. Queste parole in bocca loro sono cariche di poesia e crudeltà, perché sanno che la morte per loro è una necessità vicina.
Avete puntato molto su questo binomio amore-morte, Eros e Thanatos.
Lo fa anche Shakespeare. Anzi, lui parla più di morte che di amore. Già dal prologo le parole più ricorrenti sono odio, notte, tomba, morte…È una grande storia d’amore in cui però vincono l’odio e la morte.
Qual è il senso e il valore degli elementi scenici?
C’è ad esempio un lanciatore di coltelli, Francesco Scimeni, che è anche un prestigiatore. Il lancio dei coltelli è un’immagine che crea ansia, si sa che finirà tutto male. Ma c’è anche l’elemento ilare che collega i due livelli, alto e basso. Fa divertire, ma anche riflettere e dà una nota magica e poetica. Quanto alla musica, per noi non è mai un elemento di contorno, ma è importante come le parole e il testo. Abbiamo usato canzoni d’amore che piacciono anche a Paola e Ugo, di Sergio Endrigo, Tengo, Paoli. Poi ci sono anche Wagner e Radiohead. Infine ci sono i cavalli della giostra che creano scene oniriche e suggestioni.
In questo testo si parla anche del ruolo dell’attore. Alla fine, qual è?
L’attore dice la sua verità, racconta il suo vissuto, le sue esperienze, le sue idee, i suoi dubbi che condivide con il pubblico. Tutto questo è materia per l’arricchimento dello spettatore.
E il teatro in televisione, senza pubblico? Come lo vede?
Il teatro vive su un palco con il pubblico in platea. Lo spettacolo teatrale filtrato da uno schermo non crea condivisione, empatia tra attore e spettatore. L’unicità dello spettacolo teatrale è che nasce e lì, subito, muore. Il nostro spettacolo non si piega al mezzo altro e le riprese televisive sono fatte ad hoc, non è il solito streaming. I teatri sono chiusi, quindi ben venga anche la tv. D’altra parte anche gli spettacoli teatrali fanno parte da sempre della tradizione televisiva.
Al momento avete 4 spettacoli in cantiere. Come vivete questo momento sospeso e senza certezze?
Male, perché non si sa quando i nostri lavori potranno essere presentati su un palco. Sono spettacoli che sarebbero dovuti essere messi in scena lo scorso anno e sono stati bloccati. Giulietta e Romeo ha debuttato al Teatro Romano di Verona, poi sarebbe dovuto passare ai teatri di tutta Italia. Un altro lavoro per bambini è stato bloccato a maggio. Adesso stiamo provando un nuovo lavoro su Giulio Regeni con un cantante egiziano. Proviamo senza sapere quando debutteremo. Questa volta è ancora peggio del primo lockdown, perché non se ne vede la fine. Passano per la testa pensieri terribili, vacilli, metti in discussione tutto, poi procedi con forza, perché non puoi fare altro…
Sono loro gli artefici di “Romeo e Giulietta. Una canzone d’amore”, una coproduzione tra Teatro Stabile di Bolzano, Teatro Stabile del Veneto ed Estate Teatrale Veronese che ha debuttato in anteprima al Teatro Romano di Verona l’11 settembre 2020 e che è destinata a un tour nazionale, appena i teatri potranno riaprire. Intanto possiamo vedere lo spettacolo in televisione, oggi in prima serata, alle 21,15, sul canale Rai Cultura. Le riprese, curate dalla regista Alessandra De Sanctis, si sono svolte a metà dicembre al Teatro Quirino. Sul palco, accanto ai due Babilonia ci sono, proprio nei panni di Romeo e Giulietta, due mostri sacri del teatro italiano, Ugo Pagliai e Paola Gassman, oltre a Francesco Scimemi.
Chiediamo a Enrico Castellani di presentarci questo lavoro per tanti versi decisamente innovativo, a cominciare dal fatto che questa volta Giulietta e Romeo non sono due adolescenti, ma due signori di una certa età. «Abbiamo spostato l’età dei due protagonisti per avvicinarci al testo in modo non tradizionale. Abbiamo eliminato anche tutti gli altri personaggi per lasciare in scena solo i dialoghi tra Giulietta e Romeo. Non raccontiamo la vicenda, ci sono solo dei dialoghi in cui a volte con Paola e Ugo entro anch’io. Ugo e Paola diventano persone e i temi dei loro dialoghi sono quelli universali, e anche loro personali: il prezzo del cognome, il valore della famiglia, le loro scelte».
Che effetto ottenete con questo spostamento dell’età dei due protagonisti?
Non hanno l’età per l’amore folle, che nasce all’improvviso, il loro è un amore che dura da una vita e quindi si carica di tenerezza e poesia. Come sono caricate di nuovi particolari anche le parole amore-morte. Queste parole in bocca loro sono cariche di poesia e crudeltà, perché sanno che la morte per loro è una necessità vicina.
Avete puntato molto su questo binomio amore-morte, Eros e Thanatos.
Lo fa anche Shakespeare. Anzi, lui parla più di morte che di amore. Già dal prologo le parole più ricorrenti sono odio, notte, tomba, morte…È una grande storia d’amore in cui però vincono l’odio e la morte.
Qual è il senso e il valore degli elementi scenici?
C’è ad esempio un lanciatore di coltelli, Francesco Scimeni, che è anche un prestigiatore. Il lancio dei coltelli è un’immagine che crea ansia, si sa che finirà tutto male. Ma c’è anche l’elemento ilare che collega i due livelli, alto e basso. Fa divertire, ma anche riflettere e dà una nota magica e poetica. Quanto alla musica, per noi non è mai un elemento di contorno, ma è importante come le parole e il testo. Abbiamo usato canzoni d’amore che piacciono anche a Paola e Ugo, di Sergio Endrigo, Tengo, Paoli. Poi ci sono anche Wagner e Radiohead. Infine ci sono i cavalli della giostra che creano scene oniriche e suggestioni.
In questo testo si parla anche del ruolo dell’attore. Alla fine, qual è?
L’attore dice la sua verità, racconta il suo vissuto, le sue esperienze, le sue idee, i suoi dubbi che condivide con il pubblico. Tutto questo è materia per l’arricchimento dello spettatore.
E il teatro in televisione, senza pubblico? Come lo vede?
Il teatro vive su un palco con il pubblico in platea. Lo spettacolo teatrale filtrato da uno schermo non crea condivisione, empatia tra attore e spettatore. L’unicità dello spettacolo teatrale è che nasce e lì, subito, muore. Il nostro spettacolo non si piega al mezzo altro e le riprese televisive sono fatte ad hoc, non è il solito streaming. I teatri sono chiusi, quindi ben venga anche la tv. D’altra parte anche gli spettacoli teatrali fanno parte da sempre della tradizione televisiva.
Al momento avete 4 spettacoli in cantiere. Come vivete questo momento sospeso e senza certezze?
Male, perché non si sa quando i nostri lavori potranno essere presentati su un palco. Sono spettacoli che sarebbero dovuti essere messi in scena lo scorso anno e sono stati bloccati. Giulietta e Romeo ha debuttato al Teatro Romano di Verona, poi sarebbe dovuto passare ai teatri di tutta Italia. Un altro lavoro per bambini è stato bloccato a maggio. Adesso stiamo provando un nuovo lavoro su Giulio Regeni con un cantante egiziano. Proviamo senza sapere quando debutteremo. Questa volta è ancora peggio del primo lockdown, perché non se ne vede la fine. Passano per la testa pensieri terribili, vacilli, metti in discussione tutto, poi procedi con forza, perché non puoi fare altro…


