PHOTO
Trento. Una conferenza stampa con Vittorio Sgarbi non è una conferenza stampa: non è neanche, a guardar bene, uno show come verrebbe facile dire. Perché uno spettacolo esige sempre qualcosa di artefatto, di pensato per il pubblico. Una finzione. Quello che invece è andato in scena ieri pomeriggio a Castel Caldes, poco prima dell’inaugurazione ufficiale della mostra “La Collezione Cavallini Sgarbi”, è stata una sorta di autobiografia di famiglia per due voci narranti: quella di Vittorio, il solito profluvio di parole e di parentesi nelle parentesi; e quella di sua sorella Elisabetta Sgarbi, fra i più noti editor italiani, fondatrice con Umberto Eco della casa editrice La Nave di Teseo, che ha pubblicato il catalogo della mostra. I siparietti con cui i due hanno abbondantemente condito l’incontro con la stampa - seduti l'uno alla sinistra e l'altra alla destra di Mirko Bisesti, assessore alla cultura della Provincia autonoma di Trento, quasi annichilito da cotanta presenza scenica - hanno restituito ai presenti l'atmosfera che evidentemente si respirava in casa Sgarbi a Ferrara (o perlomeno quel che fratello e sorella amano raccontare della loro infanzia).
In fin dei conti la mostra si sarebbe potuta intitolare anche più semplicemente "Casa Sgarbi”. Una casa di fatto trasvolata a Castel Caldes più o meno come - e l'ardito paragone è dello stesso Sgarbi - l'altra casa più famosa per la sua trasvolata dalla Palestina, la Casa di Nazareth a Loreto. Il paragone può sembrare un tantino blasfemo, se non fosse che Vittorio Sgarbi miscela continuamente sacro e profano in un divertissement che non manca di toccare anche l'attualità politica. Inevitabile ad esempio il riferimento a Salvini, un po' per onorare il governo provinciale e un po' per reale simpatia nei confronti del leader leghista: come quando, citando i discorsi pubblici con il rosario in mano, Sgarbi commenta citando a sua volta Benedetto Croce e il suo famoso “Perché non possiamo non dirci cristiani”. Le opere in mostra sono una ottantina. La metà di quelle esposte l’anno scorso nel castello di Ferrara, evento a proposito del quale Sgarbi ha avuto parole di fuoco contro l'amministrazione comunale (“vetero comunista astiosa”) rea di non avere prorogato ad libitum la mostra in quella che i due Sgarbi giudicano essere la sede ideale per mantenere in modo permanente la collezione della loro famiglia.
E’ una vera e propria “caccia all’arte” quella che il critico d'arte ha condotto su e giù per l'Italia negli ultimi quarant’anni e che ieri a Castel Caldes ha raccontato con dovizia di particolari, di aneddoti gustosi e di ulteriori siparietti con la sorella Elisabetta. I tre quarti d'ora dell'intervento di Vittorio Sgarbi sono scivolati via così fra racconti, piccole confessioni, spudoratezze e amene provocazioni. Impossibile ovviamente renderne conto nella ristretta sintesi nella cronaca giornalistica.
In fin dei conti la mostra si sarebbe potuta intitolare anche più semplicemente "Casa Sgarbi”. Una casa di fatto trasvolata a Castel Caldes più o meno come - e l'ardito paragone è dello stesso Sgarbi - l'altra casa più famosa per la sua trasvolata dalla Palestina, la Casa di Nazareth a Loreto. Il paragone può sembrare un tantino blasfemo, se non fosse che Vittorio Sgarbi miscela continuamente sacro e profano in un divertissement che non manca di toccare anche l'attualità politica. Inevitabile ad esempio il riferimento a Salvini, un po' per onorare il governo provinciale e un po' per reale simpatia nei confronti del leader leghista: come quando, citando i discorsi pubblici con il rosario in mano, Sgarbi commenta citando a sua volta Benedetto Croce e il suo famoso “Perché non possiamo non dirci cristiani”. Le opere in mostra sono una ottantina. La metà di quelle esposte l’anno scorso nel castello di Ferrara, evento a proposito del quale Sgarbi ha avuto parole di fuoco contro l'amministrazione comunale (“vetero comunista astiosa”) rea di non avere prorogato ad libitum la mostra in quella che i due Sgarbi giudicano essere la sede ideale per mantenere in modo permanente la collezione della loro famiglia.
E’ una vera e propria “caccia all’arte” quella che il critico d'arte ha condotto su e giù per l'Italia negli ultimi quarant’anni e che ieri a Castel Caldes ha raccontato con dovizia di particolari, di aneddoti gustosi e di ulteriori siparietti con la sorella Elisabetta. I tre quarti d'ora dell'intervento di Vittorio Sgarbi sono scivolati via così fra racconti, piccole confessioni, spudoratezze e amene provocazioni. Impossibile ovviamente renderne conto nella ristretta sintesi nella cronaca giornalistica.


