Bolzano. Luglio 2008, per giorni sul nostro giornale tiene banco la storia di “Rudi”, il cervo abbattuto con tre colpi di fucile nel parcheggio Mayr Nusser
Tutto inizia la mattina del 21 luglio. Il sole ha appena asciugato le strade dopo un temporale, quando qualcosa di inatteso squarcia la normalità del centro storico: un cervo, imponente e disorientato, corre tra le auto, sfiora i pedoni, salta oltre i marciapiedi.

Non è un’apparizione romantica. L’animale ha un occhio ferito – forse un colpo di bracconiere – e la paura lo rende cieco a tutto il resto. Le prime segnalazioni arrivano alle 11. Il cervo compare lungo il torrente Talvera, urta una donna, poi si spinge verso piazza delle Erbe, dove travolge un bambino. Entrambi se la cavano con graffi e spavento, ma la città capisce che non si tratta di una curiosità: è un’emergenza. Sirene spiegate, pattuglie, vigili del fuoco.

L’inseguimento inizia sotto gli occhi increduli dei turisti che fotografano un animale che non dovrebbe essere lì, tra portici e caffè all’aperto.
Il cervo sfonda due negozi in via dei Portici, scivola sui pavimenti lisci, si rialza, riparte. I soccorritori lo braccano finché non trova rifugio nel parcheggio sotterraneo Mayr Nusser. Lì la corsa finisce. Non per la stanchezza, ma per tre colpi di fucile sparati da un guardacaccia. Decisione rapida, dicono, per la sicurezza di tutti. Ma è davvero così semplice? «Era impressionato, ma ormai in trappola. Bastava sedarlo», accusa il Codacons poche ore dopo. Parte un esposto in Procura. Le associazioni animaliste parlano di «esecuzione a sangue freddo». LAV, Amici degli Animali e Tellus organizzano un presidio nel parcheggio. Lì depongono una pianta fiorita, accanto a un cartello: «Qui è morto Rudi». Così ribattezzano il cervo, che diventa simbolo di un conflitto mai sopito tra uomini e natura.

Le critiche non si fermano alla vicenda: sotto accusa finisce la politica venatoria della Provincia. Pochi giorni dopo entreranno in vigore norme che permettono di abbattere anche femmine incinte, con appostamenti fissi. «Un passo indietro di trent’anni», denuncia la LAV. Intanto la città discute. C’è chi difende la scelta: «C’era gente, era pericoloso». Altri scuotono la testa: «Poteva andare diversamente». Oggi, il caso di Rudi è ancora citato quando si parla di gestione della fauna in Alto Adige. Resta l’immagine surreale di un cervo che corre tra i Portici e il finale che nessuno avrebbe voluto raccontare. Una storia che cominciò con la pioggia e finì con tre spari in un parcheggio.