PHOTO
di Ezio Danieli
Domani a Corvara - inizio alle 17.30 nella Sala delle manifestazioni - per “Un libro, un rifugio” sarà Nicolai Lilin, affiancato dal direttore del nostro giornale, Alberto Faustini, a presentare il suo libro «Il serpente di Dio», edito per i tipi di Einaudi. La rassegna letteraria dell'Alta Badia - curata da Gianna Schelotto - proseguirà il 17 agosto, nella Sala delle manifestazioni di La Villa, con Vito Mancuso.
Ma torniamo all'incontro di domani. Nicolai Lilin (vero nome Nicolai Verjbitkii, il Lilin, pseudonimo da scrittore, è stato scelto in onore della madre Lilia) è nato in Transnistra: è scrittore, artista, tatuatore. Il suo romanzo d'esordio, «Educazione siberiana» è diventato un film per la regia di Gabriele Salvatores. A Corvara Lilin presenterà il suo ultimo libro, appunto «Il serpente di Dio» che lui stesso definisce «un romanzo di pura fiction». E' la storia di Ismail e Andrej che dovranno affrontare all'improvviso la violenza del mondo per portare a compimento il compito di salvare quel "cuore solo" che da sempre li unisce. Tutto passerà attraverso una straordinaria rivelazione che sconvolgerà entrambi e alla quale non potevano essere preparati.
Lilin, ci parla un po' di questo suo romanzo?
«”Due teste diverse ma un cuore solo”, dicono i vecchi di due amici come loro. Ismail è impulsivo e curioso, Andrej è piú maturo e riflessivo. Sono cresciuti insieme in un pacifico villaggio tra i monti del Caucaso. Un antico patto, dal nome dolcissimo, lega le due comunità di quel luogo, dove musulmani e cristiani convivono in un clima di rispetto reciproco. Finché Konstantin, agente dei servizi segreti federali, sceglie proprio quel paesino come avamposto per i suoi traffici di droga».
Da questo punto si sviluppo la trama sempre più coinvolgente...
«In combutta con la banda di Hassan, terrorista locale, intende costringere gli abitanti a collaborare. Per i due adolescenti il tempo dei giochi è finito. Ora si tratta di mettere in salvo quanto hanno di piú prezioso, difendere gli oggetti sacri che sigillano quella promessa di pace, proteggerli dalle “bestie di Shaitan” come fossero parti del loro stesso corpo».
E qui si parla della brutalità della guerra.
«Ismail e Andrej devono affrontare di colpo la violenza del mondo per portare a termine il compito e comprenderne poi il fine ultimo: salvare quel “cuore solo” che da sempre li unisce, e con esso qualcosa di piú. Fino a una straordinaria rivelazione che li sconvolgerà».
Questo romanzo arriva a cinque anni da "Educazione siberiana" che l’ha fatta conoscere e apprezzare. Cosa pensa, lo scrittore Lilin, di questo "Il serpente di Dio"?
«E' di pura fiction, radicato nella storia e nella favola. Una vicenda in cui convivono, come in una fiaba siberiana, brutalità e meraviglia. Capitolo dopo capitolo, disegno con pazienza ammaliante le vicende di ogni singolo personaggio - ciascuna quasi un romanzo a sé - per poi confluirle tutte in uno stesso punto. Ma in questi personaggi ragazzini, nelle figure nobili dei vecchi del villaggio o in quelle spietate - e complesse - di guerrieri, ribelli, soldati e spie, si può ritrovare quell'universo traboccante di storie a cui ho sempre attinto sin dall' esordio, senza mai esaurirne la potenza».
Qui emerge la forza con cui trascina agli estremi opposti dell'animo umano, mostrando il volto piú misero e quello piú splendente. Finché sapremo riconoscerli, ci dice questa storia, saremo salvi. Romanzo autobiografico?
«No, ma bisogna dire che le guerre le ho vissute di persona: a 12 anni ho combattuto a fianco di mio padre quando i nazionalisti moldavi ci avevano aggredito e desideravano eliminarci fisicamente. La guerra la descrivo come l'ho vista con tutta la sua brutalità».
Prima volta in Alto Adige?
«Per presentare il romanzo sì, ma in questa splendida parte d'Italia sono già stato, parecchie volte, da turista. Sono affascinato dalle vostre splendide montagne».
©RIPRODUZIONE RISERVATA


