LAVARONE. Non ha certo bisogno di presentazioni Adriano Panatta, leggenda vivente dello sport e del tennis mondiale. Un incontro trasversale quindi quello proposto quest’oggi all’interno della rassegna Incontri d’Autore organizzata a Lavarone che accontenta appassionati di libri e lettura e sportivi e fan. E’ infatti Adriano Panatta l’ospite di Claudio Sabelli Fioretti quest’oggi al Centro Congressi di Lavarone, ore 17. Si parlerà di tennis di ieri, di oggi e di domani, partendo dall’autobiografia scritta da Panatta “Più dritti che rovesci”. Un lavoro editoriale scritto a quattro mani con Daniele Azzolini in cui Panatta si racconta confidando anche inediti aneddoti sugli inizi e sulla sua vita da campione. Ecco che riemerge la vita di questo campione che al Circolo Parioli di via Tiziano era per tutti "Ascenzietto", il figlio del custode. Eppure, nonostante un'infanzia vissuta sui campi da tennis e in mezzo alla banda di "ragazzacci" di Nicola Pietrangeli e Bitti Bergamo, l'incontro di Adriano Panatta con lo sport che avrebbe segnato la sua vita è stato un caso: «Io volevo fare nuoto, ma i corsi erano già chiusi. "Ti ho iscritto al tennis" mi disse mio padre. "Vabbe"' risposi. Lui ebbe un colpo di genio: prese una racchetta dismessa dal circolo e ne tagliò un pezzo con la sega consegnandomi una racchettina, attrezzo che a quei tempi non esisteva. Poi pitturò una rete sul muro e per terra delle righe che tracciavano un campo, io facevo il resto, immaginando grandi partite, nelle quali, non so come, ero sempre io a battere il muro." Adriano Panatta si racconta, e nei suoi ricordi rivivono il jet set di una Roma che oggi non c'è più, sorniona, fresca e godereccia, e quel tennis anni Settanta di cui proprio Adriano fu inventore, capo cordata, locomotiva. Grazie al suo gioco solare e mediterraneo, che rispondeva per la prima volta al bisogno di stupire e divertire il pubblico, gli italiani scoprirono in massa uno sport che in molti, fino ad allora, consideravano un passatempo per pochi. Si racconta di vita vera, non quel bozzolo dorato lontano dal mondo che riteniamo sia, sempre e comunque, l’esistenza di un campione. Più dritti che rovesci, biografia di Adriano Panatta, è tutto questo e forse qualcosa di più. E’, a modo suo, una piccola bibbia laica su come vivere l’attività agonistica, sul senso vero dello sport, sulla fratellanza che nasce negli spogliatoi e sul campo, magari sulle prime litigando di brutto salvo poi finire a bere un caffè insieme . E tutto ciò stupisce e si apprezza ancor di più sapendo che queste lezioni sullo sport e sulla vita vengono da uno come Panatta, un campione grondante di fama, e con riferimento ad un sport come il tennis, da sempre considerato elitario e classista. (k.c.)