La storia di un territorio, anche il suo sviluppo sociale, spesso è legata a doppio filo alle sue infrastrutture viarie. E allora ripercorrere la storia di un territorio spesso vuol dire anche ripercorrere, letteralmente e letterariamente potremmo dire visto il tema di questo approfondimento, le sue strade. Quando poi parliamo di un’asse viaria di primaria importanza a livello regionale, che unisce in particolare il territorio altoatesino e quello trentino, il viaggio nella storia si fa ancora più interessante. E per compiere questo viaggio si sono uniti diversi “viaggiatori nel tempo”, ovvero diversi autori, che hanno realizzato il volume «La Strada del Passo delle Palade», sottotitolo “Storia, paesaggio, arte e cultura”, uscito recentemente in lingua italiana per la Casa editrice Athesia. Il libro, 216 pagine ricche di immagini e cartine storiche, è stato curato dal Comitato Passo delle Palade e porta la firma di diversi autori: Patrik Ausserer, Hans Griessmair, Christoph Gufler, Martin Laimer, Georg Lösch, Licio Mauro, Marco Romano, Maurizio Visintin, Heidi e Maria Luise Weiss e il Comune di Fondo.

Il libro illustra la strada che, seguendo antichissimi sentieri, è stata costruita nel periodo che va dal 1935 al 1939 per collegare le zone di Merano con l'alta Val di Non, superando il Passo delle Palade, che poi ha dato il nome alla strada stessa.

Ricostruendo le fasi di costruzione della strada a partire dalla storia della sua progettazione per arrivare agli interventi politici che hanno dato il via ai lavori alla descrizione degli ostacoli incontrati, il volume approfondisce il territorio che attraversa, evidenziandone gli aspetti storici, culturali, artistici, antropologici, paesaggistici e geologici.

L'opera curata e coordinata da Georg Lösch riunisce i diversi contributi la cui stesura è stata affidata ad esperti delle tematiche sopra citate, connesse alla stratificazione del paesaggio culturale attraversato dalla strada delle Palade. In questo modo tutte le tematiche sono state trattate con la competenza dello specialista.

Trova perciò considerazione attenta ogni aspetto significativo per chi percorre questa strada e il libro affronta con apertura e interesse tutto ciò che la strada tocca, attraversa, collega. Sulla strada verso il passo incontriamo importanti costruzioni militari di difesa e nel libro se ne tiene conto, affidando la relativa trattazione al colonnello Licio Mauro, ultimo comandante del bunker, che narra con ricchezza di particolari la genesi e la funzione delle fortificazioni nell’ambito della strategia militare nel periodo della seconda guerra mondiale, ma illustra anche la trasformazione subita da questa struttura fino al suo uso civile. L'architetto Heimo Prünster, esperto anche di bunker, descrive poi le particolarità architettoniche della struttura.

Chi percorre questa strada si accorge che il tracciato segue con rispetto ciò che la natura esige, permettendo quasi ovunque un contatto visivo significativo con diversi paesaggi, che in sequenza si aprono allo sguardo del viaggiatore. Questo è stato reso possibile per l'attenta progettazione della strada, la cura della pendenza, la qualità delle costruzioni, fatti ben documentati nel capitolo principale redatto da Maurizio Visintin. L 'ingegnere Gualtiero Adami fu il progettista e il direttore dei cantieri e durante tutto il periodo di costruzione e dell’attività dei cantieri, dal 1935 al 1939, si è impegnato con grande attenzione affinché il tracciato della strada non stravolgesse il paesaggio, ma nel contempo ha curato anche la sicurezza e la qualità di vita sul lavoro delle maestranze. Il progetto attuato si innestava su progetti precedenti e rappresentava la continuazione di un'opera che fin dal 1897 prevedeva un collegamento tra Merano e Fondo. Tale collegamento non era certo nuovo, perché lungo le mulattiere la valle e il passo erano già percorsi da millenni e ciò ha generato quel paesaggio storico che il libro indaga e illustra.

Christoph Gufler, storico ed ex sindaco di Lana, descrive la vita delle popolazioni che nei secoli passati hanno abitato l'altipiano di Tesimo, Senale e l’alta Val di Non, creando quel particolare paesaggio di mezza montagna. L'antropizzazione così remota di questo territorio testimonia che i collegamenti, nei quali la costruzione della strada si inserisce per permettere la circolazione dei nuovi mezzi di trasporto, erano già presenti e praticati per il commercio, i pellegrinaggi e i viaggi.

Martin Laimer, competente storico dell'arte, richiama chi percorre questa strada a quei molti monumenti di architettura sacra, alle cappelle, alle edicole, ai crocefissi, che erano stati creati lungo la vecchia mulattiera e che dalla nuova strada, che velocizza il transito, non si riuscirebbero altrimenti a scorgere.

Il testo è accompagnato da splendide iconografie che invitano il lettore a percorre la strada per poi fermasi per contemplare le opere artistiche che coprono un arco storico e di stili che va dal romanico al gotico fino al barocco. E la straordinaria ricchezza di opere artistiche legate all'architettura sacra non è casuale. Questa strada di passo che attraversa un territorio che attualmente appare essere posto al margine dei flussi di traffico, è stata in passato un pezzo di strada per Santiago di Compostela. Ne sono testimonianza anche le numerose raffigurazioni di San Giacomo Apostolo. In cima al passo poi un ospizio medievale che accoglieva i pellegrini e un santuario dedicato alla Madonna di Senale, confermano l'importanza della via in termini di sacralità. Hans Griessmair, fondatore e già direttore del Museo etnografico di Teodone di Brunico, dà poi conto dell'importanza assunta da Santuario di Senale per i periodici pellegrinaggi così tanto praticati in passato dalle popolazioni locali. Egli inserisce queste pratiche religiose in un contesto antropologico ricostruendo i significati sacrali e religiosi di questo luogo.

Per il lettore interessato alla geologia, in particolare dell'alta Val di Non, Patrik Ausserer, geologo e sindaco di Senale e San Felice, ne illustra la multiformità, l'alternanza fra processi di erosione e sedimentazione, le gole profonde scavate durante l'ultima glaciazione che sono visibili nel paesaggio e ne costituiscono la particolarità. Superato il passo, Senale e San Felice incontriamo Fondo, il centro dell'alta Val di Non, borgo testimone di antica storia con i suoi numerosi edifici storici, un antico punto di incontro di più culture.

Che la strada è opera di uomini e che la sua costruzione ha fatto incontrare uomini, lo testimoniano le interviste raccolte da Heidi e Marialuise Weiss e Marco Romano, relatori di vivaci ed eloquenti testimonianze di storia orale. Tra gli intervistati troviamo anziani che sono stati tecnici, operai, coinvolti nei lavori, ma anche contadine dei masi posti lungo il percorso che narrano i ricordi della loro esperienza e anche in questo contributo le narrazioni dei protagonisti sono inserite in un contesto di immagini significative.

Parte della ricca documentazione fotografica che accompagna il testo, è dovuta al fotografo che accompagnò il ministro per i lavori pubblici Giuseppe Cobolli Gigli che visitò i cantieri nel 1936, testimonianze che questa pubblicazione rende accessibile.

Il filo rosso che connette tutti i singoli contributi tematici è la strada del Passo Palade, e seguirla rende discorsiva la lettura, nonostante la diversità dei temi trattati. Ne è nata una pubblicazione di grande interesse che, per la qualità e la quantità della documentazione fotografica, fa viaggiare il lettore lungo questa strada anche se resta seduto a casa. Ma se trovasse l'occasione di mettersi in macchina per salire al Passo, aver letto il libro renderebbe più attento il suo sguardo alle sorprendenti e nascoste bellezze di questo antico paesaggio storico-artistico.

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