Caro direttore, è nei momenti di difficoltà che emerge veramente la stoffa di qualcuno. Mai come ora, nella nostra amata e benestante Provincia, ci sentiamo fragili, impotenti. Mai come oggi pendiamo dalle labbra della classe politica, nella speranza che una briciola di libertà in più venga concessa a noi cittadini, chi per farsi una birra in compagnia, chi per poter tornare a sfamare se stesso e la propria famiglia, chi per poter sfuggire a situazioni di disagio e violenza, chi per poter proseguire gli studi. Trovoperò davvero molto curiosa questa spinta per la “ripartenza” che le regioni – e in particolare la nostra - ardentemente e senza remore stanno portando avanti. «Riaprire prima i negozi, le aziende, gli alberghi». Ecco il grido di battaglia, l’imperativo categorico che alimenta, tra il resto, curiosi ideali secessionisti. Pare vi sia come una smania, una insoddisfatta pulsione alla produzione e alla capitalizzazione che deve essere assecondata al più presto. D’altronde i soldi devono girare, non è forse questa la principale preoccupazione dei governi e della classe politica? Poco male, cos’altro importa di questi tempi? E giustamente, mi verrebbe da dire, pensando a chi i soldi non ce li ha. Ma stento a credere che il primo pensiero dei nostri rappresentanti vada a questi ultimi. Trovo ancora più curioso il fatto che nessuno pare essersi preoccupato della riapertura delle biblioteche. Biblioteche ho detto, non librerie. Già, a quanto pare con la cultura non ci si mangia. (Credo che un noto premier abbia detto qualcosa di simile nel passato). Quella gratuita almeno, vendere libri è un business da sempre. La cultura pare essere, nuovamente, l’ultimissimo problema di questo governo. «E che problema c’è, si compri i libri, faccia un sacrificio» diranno i benpensanti al povero studente di turno, il quale, invece, sa molto bene che molti libri non si possono comprare per il semplice motivo che non vengono più stampati da anni. Il povero studente sa anche molto bene a quale insostenibile spesa andrebbe incontro, qualora anche fosse possibile acquistarli. «E poi che faccio, compro un libro intero per un solo capitolo che devo studiare?» parrebbe chiedersi questo rarissimo esemplare di homo studians, il quale ha la disgrazia di vivere in paese in cui metà della popolazione ha letto da “0 a 1” libri. Come farà questa rara creatura ad affrontare l’imminente sessione di esami? Come farà a scrivere la sua tesi di laurea? Se è vero che la cultura spaventa il potere, questa intera situazione di emergenza sembrerebbe fornire ottimi argomenti a sostegno della tesi. Ma di che mi preoccupo in fondo, ci sono molti altri stati che gli studenti li accolgono, e anche volentieri. Spira la speranza in uno svogliato grido. “Kompatscher, dacci la cultura”. E senza riecheggiare si smarrisce, inevitabilmente, nel vuoto.

Un plauso alla biblioteca di Merano per aver ripreso la sua attività, a dimostrazione che si può affrontare un problema senza farne una scusante. (studente e futuro cervello in fuga)