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Mi accadde di percorrere un lungo corridoio largo tanto da lasciar passare una persona. Era pieno di mummie e non potei percorrerlo senza che il mio volto venisse a contatto con quello di qualche morto. Il corridoio era in pendio e il peso del mio corpo mi aiutò ad avanzare, ma non giunsi alla fine senza sentirmi rotolare addosso gambe, braccia, ossa e teste».
No, non è più come l’impavido viaggiatore padovano Giovanni Belzoni raccontò allorché (due secoli fa) si addentrò, con la fiaccola in mano, alla scoperta di una delle tante tombe dei faraoni da lui scoperte e violate per la prima volta.
Entrare in una antica tomba egizia, e ancor più in una piramide, è ancor oggi un’emozione forte. Vuoi perché molte sono terribilmente anguste e quindi nemiche dichiarate di chi soffre di claustrofobia, vuoi per la indubbia fatica che si fa nel percorrerle a capo chino, vuoi perché il turismo di massa fa sognare a tutti di essere per un attimo novelli Indiana Jones, sta di fatto che addentrarsi nelle viscere di pietra di queste costruzioni resta pur sempre un’esperienza indimenticabile. E lo è ancor più se si arriva fino alle camere segrete e profonde che, nell’intento dei sacerdoti di Osiride, dovevano consentire al faraone il “passaggio” dalla vita terrena a quella eterna.
Se l’esperienza della discesa in una delle tombe reale di Luxor è un’esperienza …”da brividi” (per la stupefacente bellezza delle decorazioni realizzate con perfezione nel profondo delle viscere della terra), non di meno è quella all’interno delle grandi piramidi di Giza e dintorni.
A Saqqara c’è una tomba poco frequentata. Appare come un cumulo di pietre e sabbia. E’ quella di Unas, l’ultimo faraone della Quinta dinastia. Risale all’ anno 2350 a. C., ovvero oltre 4 mila anni fa quando in Europa si viveva ancora nel neolitico, nella preistoria. E’ all’esterno del recinto sacro della più antica delle piramidi, quella a gradoni del faraone Djoser.
Se vi dimostrate disponibili a concedere una mancia al custode che presidia l’ingresso, vi si offrirà l’opportunità di compiere un indimenticabile “viaggio” alla scoperta di una meraviglia inaspettata. Dopo essere scesi, facendo bene attenzione di non incapocciare contro il basso soffitto di un cunicolo in forte pendenza, vi troverete nella camera mortuaria dove c’è ancora il sepolcro del faraone scolpito in levigatissimo basalto nero. Tutte le stanze del complesso funerario dalla piramide di Unas sono strepitosamente decorate da una fittissima scritta geroglifica. E’ tinta in uno splendido azzurro: il colore dell’eternità! Le millenarie scritte costituiscono la più arcaica stesura del “Libro delle piramidi”, noto come “Libro dei morti”. Lì sono raccolte e incise, in 238 formule, tutte le modalità e i passaggi necessari per assicurare ad defunto l’ascesa tra gli dei dell’oltretomba. In quelle camere sepolcrali c’è la più antica e magica mappa per raggiungere l’immortalità. Li sono stati incisi (al buio e con una precisione millimetrica), tutti i codici misterici, i processi occulti e i rituali esoterici necessari al faraone per consentigli di arrivare al cospetto del dio sole Ra, il padre divino dell’intero creato. Un incredibile e complesso codice segreto per conseguire la vita eterna. Lì è conservato l’enigma che fu poi - per millenni - l’ossessione di tutti i faraoni e dell’intera cultura egizia. Ed è ammirando quelle iscrizioni scolpite nelle più segrete stanza che dovevano garantire la vita eterna ai faraoni che si può venire “rapiti” dal mistero dell’eternità, dell’immortalità, del sacro. Pare che sia proprio l’inconscia ricerca di quanto possa accadere dopo morte (che ha caratterizzato la quotidianità dell’antico Egitto) che - ancor oggi - costituisca il magnete che attrae lungo le rive del Nilo milioni di turisti di tutto il mondo alla “scoperta” della mappa che porti all’immortalità.
No, non è più come l’impavido viaggiatore padovano Giovanni Belzoni raccontò allorché (due secoli fa) si addentrò, con la fiaccola in mano, alla scoperta di una delle tante tombe dei faraoni da lui scoperte e violate per la prima volta.
Entrare in una antica tomba egizia, e ancor più in una piramide, è ancor oggi un’emozione forte. Vuoi perché molte sono terribilmente anguste e quindi nemiche dichiarate di chi soffre di claustrofobia, vuoi per la indubbia fatica che si fa nel percorrerle a capo chino, vuoi perché il turismo di massa fa sognare a tutti di essere per un attimo novelli Indiana Jones, sta di fatto che addentrarsi nelle viscere di pietra di queste costruzioni resta pur sempre un’esperienza indimenticabile. E lo è ancor più se si arriva fino alle camere segrete e profonde che, nell’intento dei sacerdoti di Osiride, dovevano consentire al faraone il “passaggio” dalla vita terrena a quella eterna.
Se l’esperienza della discesa in una delle tombe reale di Luxor è un’esperienza …”da brividi” (per la stupefacente bellezza delle decorazioni realizzate con perfezione nel profondo delle viscere della terra), non di meno è quella all’interno delle grandi piramidi di Giza e dintorni.
A Saqqara c’è una tomba poco frequentata. Appare come un cumulo di pietre e sabbia. E’ quella di Unas, l’ultimo faraone della Quinta dinastia. Risale all’ anno 2350 a. C., ovvero oltre 4 mila anni fa quando in Europa si viveva ancora nel neolitico, nella preistoria. E’ all’esterno del recinto sacro della più antica delle piramidi, quella a gradoni del faraone Djoser.
Se vi dimostrate disponibili a concedere una mancia al custode che presidia l’ingresso, vi si offrirà l’opportunità di compiere un indimenticabile “viaggio” alla scoperta di una meraviglia inaspettata. Dopo essere scesi, facendo bene attenzione di non incapocciare contro il basso soffitto di un cunicolo in forte pendenza, vi troverete nella camera mortuaria dove c’è ancora il sepolcro del faraone scolpito in levigatissimo basalto nero. Tutte le stanze del complesso funerario dalla piramide di Unas sono strepitosamente decorate da una fittissima scritta geroglifica. E’ tinta in uno splendido azzurro: il colore dell’eternità! Le millenarie scritte costituiscono la più arcaica stesura del “Libro delle piramidi”, noto come “Libro dei morti”. Lì sono raccolte e incise, in 238 formule, tutte le modalità e i passaggi necessari per assicurare ad defunto l’ascesa tra gli dei dell’oltretomba. In quelle camere sepolcrali c’è la più antica e magica mappa per raggiungere l’immortalità. Li sono stati incisi (al buio e con una precisione millimetrica), tutti i codici misterici, i processi occulti e i rituali esoterici necessari al faraone per consentigli di arrivare al cospetto del dio sole Ra, il padre divino dell’intero creato. Un incredibile e complesso codice segreto per conseguire la vita eterna. Lì è conservato l’enigma che fu poi - per millenni - l’ossessione di tutti i faraoni e dell’intera cultura egizia. Ed è ammirando quelle iscrizioni scolpite nelle più segrete stanza che dovevano garantire la vita eterna ai faraoni che si può venire “rapiti” dal mistero dell’eternità, dell’immortalità, del sacro. Pare che sia proprio l’inconscia ricerca di quanto possa accadere dopo morte (che ha caratterizzato la quotidianità dell’antico Egitto) che - ancor oggi - costituisca il magnete che attrae lungo le rive del Nilo milioni di turisti di tutto il mondo alla “scoperta” della mappa che porti all’immortalità.


