BOLZANO. Nella scorsa stagione il pubblico locale aveva applaudito Silvio Orlando impegnato nella commedia “La scuola” di Domenico Starnone. La stessa formula si ripete quest’anno con l’attore protagonista di “Lacci”, opera ricavata dallo stesso Starnone dal suo omonimo romanzo del 2014. Lo spettacolo, inserito nella programmazione della “Grande Prosa” curata dal Teatro Stabile di Bolzano, è atteso al Teatro Comunale di Bolzano da domani, 14 dicembre, fino a domenica 17 dicembre. I lacci sono i fili metaforici di un movimento di stretta, di allentamento e di presa che declinano il rapporto sentimentale di una coppia di piccoli borghesi al tempo del boom economico degli anni Sessanta. In merito una loro figlia dirà a posteriori: “I nostri genitori sono passati dalla miseria all’agiatezza; noi stiamo passando dall’agiatezza alla miseria”. Queste parole piuttosto amare contengono in sé la parabola narrativa di questa gradevole commedia ascrivibile alla tradizione del dramma familiare. La penna di Starnone accarezza con delicatezza espressiva i dialoghi e i monologhi che tratteggiano i tratti psicologici dei tormentati protagonisti. L’avvio di “Lacci” è dato da un lungo prologo di contenuto epistolare in cui una donna scrive al marito lettere dolorose. Si tratta di una moglie tradita e abbandonata per una donna più giovane di lei con la quale l’uomo, un insegnante che da Napoli si è trasferito a Roma, convive. Incontra saltuariamente i figli, non batte ciglio alla notizia del tentativo di suicidio da parte della moglie. La sostanza interiore e comportamentale dei due protagonisti delinea aspetti tanto chiari quanto antitetici: lui è vanitoso, bugiardo, meschino, colto; lei si presenta sincera, rancorosa, rigida nei valori. Dopo diversi anni l’uomo ritorna a casa, in un primo momento per qualche giorno, poi con frequenza, alla fine definitivamente. Inizia il tortuoso percorso della riconciliazione. I lacci devono annodare nuovi legami in una casa che è diventata una magnifica prigione dorata per l’ordine maniacale stabilito dalla moglie verso gli oggetti domestici. E’ la fine della poesia dei sogni: sulle rovine si restaurano forme di brandelli di vita sorretti dalla sopportazione e dall’abitudine. Per i due figli Anna e Sandro i lacci di famiglia stringono come cappi, perciò cercheranno di liberarsene. Armando Pugliese, regista di questo interessante produzione di Cardellino Srl, definisce la commedia di Starnone “una sinfonia del dolore” e spiega che “la partitura è una narrazione a ritroso, con pezzi di senso inverso, blocchi dedicati a punti di vista diversi, monologhi, dialoghi, racconti scontri. Questa lotta intima senza valori può far anche sorridere”. Fa soprattutto riflettere se l’opera è letta come affresco generazionale e metafora della condizione di vuoto e di smarrimento contemporaneo. Vicino a Silvio Orlando recitano Vanessa Scalera, Maria Laura Rondanini, Matteo Lucchini, Roberto Nobile, Pier Giorgio Bellocchio, Giacomo de Cataldo. Le scene sono realizzate da Roberto Crea, i costumi competono a Silvia Polidori, le musiche sono di Stefano Mainetti.

I biglietti per lo spettacolo sono acquistabili alle Casse del Teatro Comunale di Bolzano aperte dal martedì al venerdì dalle 11 alle 14 e dalle 17 alle 19, il sabato dalle 11 alle 14 e i giorni di spettacolo a partire da un’ora prima dell’inizio della rappresentazione. On-line sul sito www.teatro-bolzano.it

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