Alto Adige e Trentino pilastri dello sviluppo dell’Italia 

Regionando. Il Rapporto della Fondazione Nord Est: reddito pro-capite superiore e tassi di disoccupazione inferiori a quelli delle altre regioni. Meno giovani che non sono né occupati né in formazione scolastica o universitaria

Bolzano/trento. Il Rapporto della Fondazione Nord Est 2019 esamina in dettaglio le caratteristiche comuni tra le Regioni (Veneto, Friuli- Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Lombardia) e le due Province autonome del Trentino Alto Adige, che formano il Pentagono. Le stesse caratteristiche sono state comparate con il resto del Paese ed alcune regioni europee, andando ad individuare le prospettive dell’area nel breve e nel medio termine. Il report della Fondazione indica inoltre politiche e strumenti di intervento per migliorare i rispettivi indicatori.

La tavola rotonda

Trentino e Alto Adige sono stati al centro della tavola rotonda, una sorta di focus locale su uno studio molto articolato. Se Anna Amati di Meta Group, ha esortato i due territori a “non omologarsi alla realtà metropolitana e ad investire nelle propria identità con originalità”, Antonio Accetturo di Banca d’Italia ha messo in guardia dalla perdita di capitale umano: «I giovani vanno a Milano e Londra perché ci sono le grandi imprese, perché cosa può fare un laureato in imprese che hanno mediamente quattro addetti? Non solo, ma le stesse aziende faticano a crescere». Di “opportunità straordinaria” di guardare al futuro con nuovi approcci - vedi il caso della A22 con i suoi sistemi di trasporto con tecnologie di regolamentazione dello stesso traffico- ha parlato Paolo Mazzalai di SWS Engineering, con la consapevolezza che “qui, in Trentino, abbiamo la migliore qualità della vita”. Una conclusione che ha trovato d’accordo Fausto Manzana, presidente di Confindustria Trento, secondo il quale il Trentino deve lavorare per recuperare il divario che rimane con Bolzano, a partire dal turismo, accesso al credito, investimenti ed opere pubbliche.

Il rapporto 2019

Lo studio della Fondazione Nord Est è stato presentato da Silvia Oliva, ricercatrice della fondazione, con gli interventi successivi di due docenti: Elena Cefis (Politica economica, Università di Bergamo) e Gianfranco Cerea (Scienza delle finanze, Università di Trento). Molte le questioni affrontate e, tra queste, ricordiamo, l’innovazione e l’internazionalizzazione, il mondo del lavoro, il welfare aziendale, i sistemi della formazione, le tecnologie digitali, il cambiamento climatico, l’autonomia territoriale, la rivoluzione digitale, la blockchain, gli investimenti esteri, l’open innovation, le economie urbane, la sostenibilità e l’economia circolare, il trasferimento tecnologico, il turismo e la cultura.

Il pentagono delle Regioni del Nord Est si è dimostrato - come hanno sottolineato i relatori - un sistema territoriale in grado di emergere. A partire dalla crisi globale del 2007, il gruppo delle cinque Regioni ha evidenziato, rispetto all’Italia dinamiche positive, “segnando un divario crescente con il resto d’Italia”. Veneto, Friuli- Venezia Giulia e Trentino-Alto Adige, insieme a Emilia-Romagna e Lombardia presentano un reddito pro-capite superiore e tassi di disoccupazione inferiori a quelli delle altre regioni; un minor numero di giovani che non sono né occupati né in formazione scolastica o universitaria; un forte orientamento all’export, che contribuisce in larga parte all’espansione commerciale nazionale; risultati positivi in campo amministrativo-ambientale (raccolta differenziata) e tecnologico (numero di brevetti).

Il confronto con l’Europa

Il Pentagono è anche una realtà con prestazioni socio-economiche al livello delle più evolute regioni europee — per reddito pro-capite, disoccupazione, apertura commerciale e accesso alla banda larga — e, insieme, un’area territoriale integrata con le nazioni più dinamiche in Europa: interscambi commerciali ad alta intensità contrassegnano le relazioni con Austria, Germania, Olanda, alcune regioni dell’Est Europa, Danimarca, il sud del Regno Unito.

D’altra parte, il confronto con queste realtà mette in evidenza i fattori critici che contraddistinguono negativamente il Pentagono: ritardo di investimenti indispensabili per lo sviluppo futuro, quali quelli in istruzione e formazione, in infrastrutture, in capitale e in ricerca e innovazione tecnologica e digitale, nella capacità di attrarre capitale umano di qualità. Sono peraltro aspetti comuni al resto delle regioni del paese e che dimostrano un gap significativo con le regioni europee più performanti, che va crescendo con l’eccezione del Trentino-Alto Adige.

Prospettive del Pentagono

Le prospettive di breve termine sono moderatamente positive. A fronte dei cambiamenti in corso, congiunturali (come guerra dei dazi e Brexit) e strutturali (in primis rivoluzione digitale, invecchiamento della popolazione, bioingegneria, cambiamento climatico), il Pentagono sembra in grado di mantenersi relativamente competitivo. La crescita del PIL è prevista essere più consistente di quella nazionale (quasi il doppio nel 2020), così come il tasso di disoccupazione si assesterà su livelli inferiori a quelli nazionali, con il Trentino e l’Alto Adige capaci di distinguersi in positivo dalle altre regioni del Pentagono. Allo stesso modo, l’export è dato ancora in crescita, seppur in misura minore che nei due anni passati.

Le prospettive di medio periodo sono cariche di sfide importanti, che impongono politiche sociali ed economiche a livello regionale e nazionale. Siamo vivendo nell’età dell’incertezza: una situazione che offre opportunità, ma presenta anche alti rischi e soprattutto grande imprevedibilità per il numero rilevante di cambiamenti, dei quali è difficile comprendere le implicazioni prima ancora di cimentarsi con impegno ad affrontarli.

Gli interventi di sviluppo

I pilastri dello sviluppo economico futuro, anche per quanto riguarda il Trentino, si concentrano sulla capacità di riallocare una parte delle risorse pubbliche dalla spesa corrente agli investimenti, investendo su una forte semplificazione burocratica e amministrativa per attirare investimenti sia da imprese italiane che straniere. Una leva di sviluppo, su cui il Trentino ha già puntato, riguarda la fiscalità agevolata per gli investimenti sul modello di Industria 4.0, anche detassando gli utili reinvestiti in impresa o per dar vita a nuove imprese. Un ruolo centrale avranno formazione e istruzione, ricerca e innovazione, tutela dell’ambiente, economia circolare, energie rinnovabili, trasporti sostenibili, difesa dal cambiamento climatico. Oltre allo sviluppo delle infrastrutture di trasporto e vie di comunicazione, andranno sostenute le partnership pubblico-private soprattuto nel settore della Green economy: una soluzione, valida anche in Trentino, per attirare sul territorio investimenti produttivi rilevanti e capitale umano qualificato.

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