BOLZANO. È l'export il valore aggiunto dell'economia altoatesina, i dati che risultano dal rapporto della Banca d'Italia sull'economia della nostra provincia parlano di un +9,8% per le esportazioni 2015, quando l’aumento era del 3% su base annua nel 2014. La provincia di Bolzano è stata l'unica in Italia a vedere aumentato il proprio Pil che dal 2007 al 2014 è salito del 4,6% coinvolgendo tutti i settori, dai servizi, al trasporto, alla ristorazione. Per quanto riguarda il solo 2015 il Pil regionale è aumentato, in termini reali, dello 0,8% ma i dati conferiscono alla Provincia di Bolzano un ruolo più marcato rispetto ai cugini trentini.

«Un fattore che ha premiato l'economia altoatesina - esordisce il ricercatore della Banca d'Italia Antonio Accetturo - è il valore aggiunto del comparto industriale. Il settore manifatturiero è cresciuto dell'1,8% con un aumento del 3,3% del fatturato. Una tendenza che nel corso dell'anno dovrebbe perdurare. Questo sviluppo è stato sostenuto, nel 2015, principalmente dalla domanda estera e l'82% degli imprenditori considera ormai positivo l'andamento dell'anno».

Cresciuto anche il turismo che se durante la crisi ha visto il prevalere di una clientela tedesca, ora vede una ripresa anche del mercato italiano con un +7%. Stabile la qualità del credito con un aumento dei depositi bancari, mentre anche il mercato del lavoro si è rafforzato con il tasso di occupazione che raggiunge il 71,4%. «Prima della crisi le provincie di Trento e Bolzano viaggiavano economicamente di pari passo, durante la crisi la forchetta invece si è ampliata - subentra Luigi Parisotto, direttore della sede di Bolzano della Banca d'Italia - l'Alto Adige ha reagito molto meglio e questa tendenza potrebbe continuare». Questo gap è aumentato negli anni per tutti i settori, come mai? «La provincia di Bolzano ha importanti peculiarità che sotto lo stress della crisi hanno reso evidente che il suo sistema economico è migliore. Il turismo tedesco ha garantito una continuità, quindi lo standard di presenze è rimasto elevato, poi la provincia ha una struttura dedicata prevalentemente alla produzione manifatturiera e all'esportazione. A questo si può aggiungere che il mercato immobiliare, che è andato in profonda depressione in tutta Italia, in questa provincia, anche per alcune scelte pubbliche che non hanno visto grossi investimenti speculativi nel ramo immobiliare, ha mantenuto stabile il suo mercato. Nel momento della crisi questi fattori hanno lavorato sinergicamente». Perciò non solo export. «Non solo, anche se i suoi volumi la fanno da padrone, la provincia di Bolzano ha la più alta quota di imprese che lavorano sull'estero, oltre il 33% delle aziende altoatesine ha come mercato di riferimento quello fuori confine, la percentuale più elevata d'Italia, e se pensiamo che al secondo posto c'è la Lombardia, il dato la dice lunga sul valore dell'export della provincia». «Un altro punto fondamentale - riprende Accetturo - è la bassa percentuale di imprese provinciali che hanno come cliente principale la pubblica amministrazione, questa percentuale ha di fatto immobilizzato, nel resto del Paese, molte di loro, ripercussione che in Alto Adige è stata minima».