BOLZANO. Il caro energia e l'aumento dei prezzi dei carburanti rischiano di mettere in difficoltà anche le imprese dell'Alto Adige, fino a rendere economicamente insostenibile la prosecuzione di alcune attività. L'allarme arriva dalla Cna Trentino Alto Adige, che chiede interventi urgenti al Governo e alle Province autonome. Secondo le elaborazioni nazionali dell'associazione, ipotizzando un aumento medio dei prezzi del 20% rispetto al 2025, la spesa complessiva italiana per benzina, gasolio, elettricità e gas potrebbe superare i 200 miliardi di euro nel 2026, con un aggravio di oltre 33 miliardi rispetto all'anno precedente.

«I numeri descrivono il problema, ma nelle imprese la situazione è già molto concreta», sottolinea Cristiano Cantisani, presidente regionale della Cna. Emblematico il caso degli autotrasportatori: un viaggio di 3.000 chilometri tra andata e ritorno, che prima comportava una spesa di 1.500 euro di carburante, oggi può arrivare a costarne 2.200. «Quando un imprenditore si chiede se gli conviene ancora partire e la risposta diventa negativa, il rischio concreto è che quel camion rimanga fermo», avverte Cantisani. Le conseguenze potrebbero estendersi all'intera filiera produttiva, coinvolgendo fornitori, aziende e famiglie.

A preoccupare la Cna sono anche le proteste, i blocchi e le difficoltà negli approvvigionamenti segnalati in diverse regioni italiane. Segnali che, secondo l'associazione, evidenziano una crescente sofferenza del sistema economico. Il problema non riguarda soltanto la riduzione dei margini di guadagno, ma la possibilità stessa di continuare a lavorare. Per questo Cantisani rivolge un appello anche alla Provincia autonoma di Bolzano, oltre che a quella di Trento, affinché vengano individuati strumenti territoriali capaci di sostenere le imprese in questa fase di difficoltà.

Tra le proposte avanzate dalla Cna figura l'istituzione, nella prossima legge di bilancio statale, di un fondo da un miliardo di euro all'anno per incentivare la realizzazione di piccoli impianti fotovoltaici destinati all'autoproduzione energetica delle micro e piccole imprese. Una misura che potrebbe ridurre la dipendenza dai mercati dell'energia, ma che deve essere accompagnata da interventi immediati. «Dobbiamo intervenire prima che le imprese siano costrette a fermarsi, perché quando un'attività interrompe il lavoro non è affatto scontato che riesca a ripartire con la stessa facilità», conclude Cantisani.