BOLZANO. Era alla Kolping, e proprio in questi giorni di ottobre del 1948, “in una notte buia e tempestosa” e che sembrava non finire mai per via delle discussioni, che Alfons Benedikter e Sandro Panizza, diedero vita a quella che sarebbe diventata poi la Cisl. Anzi, la Cisl-Asgb perché della iniziale ( e allora ben più coraggiosa) interetnicità questo sindacato con radici cattoliche si è sempre fatto una bandiera. Anche adesso, 70 anni dopo. E che rivendica, nel giorno della sua assemblea di compleanno, gli stessi orizzonti di equità e di lotte per il lavoro. Perché non è che oggi le questioni siano chiuse. Per dire: «Non è possibile che le case a Bolzano costino come nella prima cerchia del centro di Milano – dice Michele Buonerba, il segretario generale – traducendosi, questo, in una autentica sofferenza per persone e famiglie che hanno stipendi nazionali ma costi della vita e della casa che le costringono sulle soglie della povertà per pagare affitti e mutui». E dunque ecco le nuove battaglie:la casa, che costa troppo, sempre la casa, ma nel senso delle convenzionate «per le quali non è possibile mantenere un vincolo di vendita permanente a differenza delle coop per le quali è ventennale». E ancora la disoccupazione. Che qui è bassa ma che «non ci deve far dimenticare i 9 mila senza lavoro, una cifra strutturale». E se il mondo cambia, il sindacato vuole starci in questo mondo. Anche se il rischio è che i contratti di lavoro si facciano e si disfino sull'iPhone invece che al tavolo della trattativa. Ebbene, in questa società liquida e complessa, in cui le garanzie sfumano e le certezze vengono sfibrate dalla crisi come se ne esce? «Non chiamandoci fuori dal cambiamento ma chiedendo semplicemente più regole. Sono queste che garantiscono l'equità». Cinquantamila iscritti. Una crescita di almeno 15 mila adesioni negli ultimi dieci anni. Ecco perché la Cisl è il primo sindacato altoatesino. Forse per la sua specchiata interetnicità e lealtà autonomistica? «Magari sì – chiosa Arno Kompatscher, in prima fila – e anche per il suo spiccato autonomismo che ne ha fatto luogo di confronto con noi ma pure con i diversi gruppi». E della Cisl fa sua, il presidente, una proposta: quella di provare a portare al livello locale anche i fondi per la formazione, mettendoli qui in rete. E ancora, in comune, il senso e le valutazioni intorno a quello che sta accadendo in Europa ma soprattutto in Italia. Tanto che sia Buonerba, col suo interfaccia Dieter Mayr, che il governatore dicono di voler fare argine «contro i populismi, le urla e gli insulti che vogliono proporre soluzioni semplici a problemi complessi». E la complessità è invece nelle cose. Come nella crescita delle diseguaglianze a cui occorre contrapporre elementi di integrazione del reddito, equità nel welfare e anche attenzione. «Gli appalti, ad esempio – insiste Buonerba – pur stando in un settore come quello dell'edilizia ormai giunto a livelli pre crisi, sono ancora il luogo anche dello sfruttamento». E dunque regole e ancora regole. Nella sala, pienissima, del Noi, luogo simbolo dell'innovazione anche nel lavoro e nei lavori, il commissario del governo, assessori provinciali, mondo dell'economia e delle imprese. (p.ca.)

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