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BOLZANO. Via i soldi dal Trentino Alto Adige e da Bolzano. Destinazione estero, Austria e Germania le mete predilette. É l'ultima frontiera della crisi economica.
Un Europa meno sicura con le debolezze dei paesi del sud, Grecia, Portogallo, Spagna e Italia, muove e consiglia gli investitori verso l'emigrazione dei propri fondi. I grandi patrimoni prendono il volo in zone europee più sicure, Austria e Germania appunto, e nel continente asiatico, dove il mercato è ancora in crescita (anche se i dati più recenti indicano che anche per le economi emergenti di Cina e India è in atto un significativo rallentamento). Poi c'è la verde Svizzera che, nonostante alcuni accordi siglati per il rientro dei capitali (gli accordi fiscali di Rubik con Austria, Germania e Gran Bretagna che però sono ancora ostacolati dai singoli parlamenti), rappresenta sempre un sicuro investimento.
Così, nel solo 2012, sono quasi 25 milioni i fondi di clienti trentini e altoatesini che la Prader Bank ha collocato all'estero. Oltre a Germania, Austria, Svizzera e mercato asiatico, i trasferimenti di denaro sono avvenuti verso la Norvegia e, al di fuori della zona euro, in Canada e Stati Uniti. Una vera e propria dispersione in giro per il mondo dei patrimoni locali e regionali.
«Abbiamo scelto di non puntare proprio sull'Italia - ha spiegato il fondatore e amministratore delegato di Prader Bank Josef Prader durante la presentazione di fine anno -; le aziende che lavorano e investono in Italia sono quelle che si trovano in maggiore difficoltà, non riescono a incassare facilmente sia dai privati sia dal pubblico e hanno problemi di finanziamento con le banche. Invece chi lavora e tratta con il mercato estero, Germania e Asia su tutti, si trova in una situazione molto più positiva».
Il quadro europeo per il 2012 ha visto l'espansione della contrazione economica anche alla Germania, mentre in Italia la fase recessiva sembra esseri attestata. Di ripresa, però, non se ne parla. E anche il 2013 si prospetta un anno particolarmente difficile.
«I mercati finanziari non approvano l'impatto della politica sull'economia - ha continuato Prader – e purtroppo un ostacolo alle operazioni bancarie è costituito dalla complessità delle norme burocratiche che aumentano quotidianamente. Nel 2013 mi aspetto ancora che i tassi rimangano bassi ma credo che a mettere a posto i conti pubblici interverrà un minimo di inflazione. Nella situazione attuale un po' di inflazione costituisce il male minore».
Il bilancio della Prader Bank è cresciuto nel 2012 del 10% grazie all’aumento della raccolta diretta e del numero dei clienti. Sui finanziamenti la Prader si muove con prudenza, favorendo la clientela con un patrimonio saldo.
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