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BOLZANO. L’Alto Adige, a partire dagli anni ’60 e ’70, ha vissuto un periodo di crescita senza precedenti. È importante porsi però delle domande: i meccanismi e sistemi di successo del passato possono garantire prosperità anche in futuro? Oppure l’Alto Adige è destinato a peggiorare la sua posizione? Esperti internazionali e personalità locali del mondo della politica, dell’economia e della società, hanno provato a dare risposta a questi quesiti in occasione del 7° Global Forum Südtirol (Gfs) dal titolo “Alto Adige 2030 - unico o sostituibile?” tenutosi presso l’università di Bolzano. All’evento hanno partecipato oltre 350 persone.
“Con impegno e fatica e grazie a condizioni politiche ed economiche favorevoli, come ad esempio lo statuto d’autonomia e l’apertura graduale dei mercati, l’Alto Adige è entrato in una nuova era. Oggi la nostra provincia si trova di fronte a molte sfide, in un mondo in cui la concorrenza è alta e nel quale sono molteplici i fattori globali che concorrono allo sviluppo e al successo. Seguire queste tendenze però non basta: l’Alto Adige deve trovare il modo per essere riconosciuto anche in futuro come un territorio realmente unico e insostituibile”, di questo è convinto Christian Girardi, fondatore e organizzatore del Global Forum Südtirol. L’obiettivo del Gfs è proprio quello di dare impulsi e creare un dibattito pubblico riguardo il futuro dell’Alto Adige.
Sono stati Arno Kompatscher, presidente della provincia, e Konrad Bergmeister, presidente della Libera Università di Bolzano, ad aprire ufficialmente il 7° Global Forum Südtirol con i loro interventi.
«Per continuare a far crescere l’Alto Adige dobbiamo avere chiari in testa quali sono e quali potrebbero essere i nostri elementi distintivi. Tra questi sicuramente l’ospitalità e l’eccellenza nel turismo, la competenza nella produzione di beni alimentari, il plurilinguismo, il ruolo di pionieri in un’Europa delle regioni e il posizionamento come green region», evidenzia Kompatscher. «Tutti questi sono elementi distintivi che si trovano in un ambito controverso di tendenze e controtendenze. Sono questi i settori nei quali dobbiamo diventare ancora più competenti», ancora il governatore.
Digitalizzazione, cambiamenti demografici e industria 4.0 sono solo alcuni dei megatrend dei quali si è occupato Matthias Tauber nel corso del suo intervento, “Megatrend - quali sono le opportunità, quali le sfide che dobbiamo accettare?” «L’Alto Adige del 2030 sarà sicuramente diverso dall’attuale. La popolazione sarà più eterogenea per via dei flussi migratori, più vecchia e crescerà notevolmente il numero di abitanti. Si tratta di trend globali ai quali neppure l’Alto Adige può sottrarsi”, spiega l’altoatesino Tauber, socio del Boston Consulting Group di Monaco di Baviera.
È seguito, poi, l’intervento di David Bosshart dal titolo “Unicità nel contesto economico attuale - tra mito e realtà”. «L’Alto Adige è unico, così come il suo clima, i suoi paesaggi e la sua gastronomia. Nonostante questo, per continuare a crescere, stando al passo con i tempi, è bene continuare a chiedersi: “Sto facendo la cosa giusta?” Il settore turistico, ad esempio, dovrebbe avere ben chiaro qual è il target che desidera raggiungere in futuro. Si dovrebbe capire inoltre in che misura il turismo è compatibile con il territorio, senza avere un impatto negativo sull’ambiente». Bosshart riveste dal 1999 la carica di Ceo del Gottlieb Duttweiler Institut, un «think tank« indipendente nei settori commercio, economia e società. Alois Lageder (viticoltore e presidente dell’Ökoinstitut), Norbert Niederkofler (chef stellato), Elisabetta Foradori (viticoltrice) e Ralph A. Riffesser (albergatore) sono stati i protagonisti della tavola rotonda che ha concluso il Gfs. Le loro esperienze personali li rendono dei veri e propri pionieri, in grado di contribuire in maniera concreta al futuro dell’Alto Adige, con nuovi spunti ed idee. Il dibattito, così come tutto l’evento, è stato moderato da Johannes Schneebacher, direttore generale della Banca Popolare dell’Alto Adige.


