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BOLZANO. Chiedere solo alla politica di fare qualcosa non basta più. Questo il sunto da cui parte il sindacato Csil/Sgb per puntare con ancora più decisione ad uno stretto lavoro in comune con le imprese altoatesine, soprattutto quelle medie e piccole. Obiettivo? Migliorare la sistuazione dei lavoratori, punattno a contrattazione di secondo livello e reti d’impresa finalizzate alla conciliazione lavoro-famiglia.
«Le piccole e medie imprese e il lavoro hanno ormai molti interessi in comune e le rispettive organizzazioni d’interesse, se vorranno sopravvivere, dovranno cercare di migliorare le relazioni tra di loro per dare risposte concrete ai propri rappresentati. Quelle risposte che la classe politica non è più in grado di dare a causa dell’enorme debito pubblico che ne limita l’azione», sottolinea il segretario generale della Cisl altoatesina, Michele Buonerba.
Il costo del lavoro è tassato molto più della rendita da capitale e quindi ai lavoratori il sindacato non può che offrire servizi diretti per migliorare il potere di acquisto e il benessere delle persone. «Innanzitutto è necessario portare il baricentro della contrattazione il più vicino possibile ai beneficiari della stessa. I sistemi nazionali di welfare integrativo sono, nella maggioranza dei casi, deboli perché hanno costi di gestione elevati e prestazioni esigibili basse. Il livello contrattuale territoriale è certamente quello ideale se pensiamo ai problemi legati al welfare e alla conciliazione lavoro – famiglia. «Queste sono le emergenze sociali di una società che invecchia rapidamente e che lo Stato, inteso in senso lato, non è più in grado di risolvere», ancora Buonerba.
Proprio questi saranno i temi che affronteranno nel 2015 tutte le parti sociali dell’Alto Adige riunite attorno ad uno stesso tavolo di relazioni permanenti. Nel corso del primo incontro, svoltosi a gennaio, si era deciso ad esempio di provare a trovare delle soluzioni per la conciliazione lavoro - famiglia. Già oggi, circa il 15% dei nuclei famigliari altoatesini convivono con minori e anziani non totalmente autosufficienti.
«Il dato è destinato a crescere e per chi ne sarà coinvolto lo stress emotivo genererà inevitabilmente un calo dell’attenzione professionale e conseguentemente una riduzione della produttività. In questo ambito si evidenzia chiaramente un interesse comune tra impresa e dipendenti», spiega il sindacato. Per un’azienda piccola le risposte non le si possono certo trovare all’interno della stessa. In Alto Adige oltre il 94% delle attività economiche ha meno di 10 addetti ed è per questa ragione che solo mettendo in rete le imprese si possono trovare soluzioni efficaci.
«Noi abbiamo proposto di costituire delle reti d’impresa finalizzate alla conciliazione, da declinare in ambito micro territoriale, al livello del comune o intercomunale. A queste verrebbe conferito un piccolo capitale esentasse per dipendente da definire con la contrattazione collettiva. Con questi soldi si potrebbero acquistare servizi in forma collettiva da offrire ai collaboratori delle imprese», evidenzia Michele Buonerba. Quali servizi? Quelli che annualmente saranno richiesti dalle persone che vivono in quel determinato ambito territoriale. Essi potranno costare meno sia in termini economici, perché acquistati collettivamente, che in termini di tempo per reperirli sul mercato. Quest’ultima attività verrebbe infatti svolta direttamente dalla rete d’impresa. «A cui potrebbero aderire anche le amministrazioni pubbliche che tra l’altro erogano una parte dei servizi alla persona», chiude la Cisl.


