BOLZANO. In Alto Adige il tasso di disoccupazione (15-74 anni) raggiunge un nuovo record storico, scendendo allo 0,8% (per le donne addirittura allo 0,6%). Resta il problema del reperimento della forza lavoro. «Oramai tutti facciamo una grande fatica a trovare personale. La concorrenza tra aziende sta quasi nel portarsi via i collaboratori, siamo tutti alla ricerca di manodopera, soprattutto qualificata», sottolinea l'imprenditore Sandro Pellegrini, presidente del Südtiroler Wirtschaftsring -Economia Alto Adige.

Sono usciti i dati Astat (Istituto provinciale di statistica) relativi al terzo trimestre 2024. Con un tasso di occupazione (15-64 anni) pari al 75,5% nel terzo trimestre 2024 si conferma una situazione stabile del mercato del lavoro altoatesino. Rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, si riscontra una stabilità del numero di occupati (in totale 266.030 persone), una diminuzione dei disoccupati (-2.170 unità) e un aumento degli inattivi (+3.012 persone), che comprendono le persone che non fanno parte delle forze di lavoro, ovvero quelle non classificate come occupate o disoccupate.

Nel periodo in considerazione il numero di occupati aumenta rispetto al trimestre precedente di 6.280 unità. Resta stabile nei confronti dei 12 mesi precedenti. Si registra un calo nel settore dei servizi (-7.722 persone) bilanciato da un aumento nell'agricoltura (+3.311) e nell'industria (+4.037).Tra luglio e settembre 2024 i disoccupati in Alto Adige ammontavano a 2.212 persone, dimezzandosi pertanto sia rispetto al trimestre precedente che rispetto all'anno precedente. Il numero di inattivi (15-64 anni) è di 81.462 persone, in aumento di 3.012 unità su base annua.Il tasso di inattività (23,8%) sale di 0,7 punti percentuali in termini tendenziali. Le forze di lavoro potenziali si attestano a 5.441 persone, superando quindi di gran lunga il numero di disoccupati.

Chi sono i lavoratori potenziali? Sono gli inattivi che non cercano lavoro (o non lo cercano attivamente), ma sono disponibili a lavorare, più le persone che cercano lavoro, ma non sono subito disponibili a lavorare. «Bisogna anche dire che a differenza di altre regioni noi abbiamo un attaccamento maggiore al posto di lavoro. Se mediamente si dice che i giovani di 20 e 30 anni amano non fissarsi troppo sul posto di lavoro, in Alto Adige con una tasso di disoccupazione così basso abbiamo anche meno spostamenti di persone da un'impresa ad un'altra rispetto ad altre realtà», ancora Pellegrini. Per quest'ultimo «bisogna anche aggiungere che c'è gente in giro, che non lavora e vive di sussidi. Spesso sono gli stranieri che possono anche proporre poco al datore di lavoro perché non sanno la lingua, non hanno una professione. Così che il loro apporto è limitato. E allora l'imprenditore cerca fuori dalla provincia, in altre regioni oppure oltreconfine».

Quello della crisi demografica è un problema che non riguarda solo l'Alto Adige ma tutta Europa. «La popolazione è generalmente anziana, i giovani fanno pochi figli per varie motivazioni. Penso che la prospettiva vedrà le aziende automatizzarsi sempre più. Riuscire a produrre la stessa quantità di merce con meno persone. La tecnologia sostituirà le persone mancanti, senza mandare via nessuno ed i lavori che non saranno sostituibili dalle macchine, diventeranno più rari, più esclusivi e per pochi», chiude il presidente Swr-Ea. M.D.