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BOLZANO. Disoccupazione in aumento: la Provincia deve fare di più e in tempi rapidi. Lo afferma la Cisl/Sgb, commentando gli ultimi dati della Provincia sull’argomento. In media, nel periodo novembre 2013 - aprile 2014, in Alto Adige risultavano iscritte 15.599 persone nelle liste di disoccupazione, ovvero +2.867 in più rispetto all’anno precedente (+22,5%). Dal sindacato arrivano una serie di proposte - cosìddette di politica attiva - che vanno dal contratto di apprendistato per lavoratori in mobilità a quello di ricollocazione, dai centri per l’impiego al sistema degli appalti.
«A chi perde il lavoro viene offerto un ammortizzatore sociale identico in tutta Italia e nonostante si chiami assicurazione sociale per l’impiego, esso rimane esclusivamente una politica passiva a termine. Conclusa quest’ultima, il disoccupato rimane da solo a cercarsi un altro impiego. Mentre si cerca di dare attuazione alla delega dello Stato in materia con un apposito gruppo di lavoro, rimane aperto l’aspetto delle politiche attive e cioè della riforma del sistema della formazione continua finalizzata alla ricollocazione di chi è rimasto senza lavoro», evidenzia Michele Buonerba della Cisl. Per quest’ultimo «in tale ambito siamo ancora lontani dall’iniziare a fare qualcosa». Ecco la necessità, ad esempio, di un contratto di apprendistato per lavoratori in mobilità, «per mettere in condizioni il disoccupato di trovare un nuovo lavoro».
Allo stesso tempo, secondo il sindacato, va aumentata la competitività delle imprese mettendole in grado di guardare a nuovi mercati fuori dai confini provinciali. «Dobbiamo ricordarci che il 94,3% delle nostre aziende ha meno di 10 addetti e in questo senso non è mai stata fatta una legge provinciale sulle reti d’impresa. Con uno strumento provinciale di questo tipo potremmo aumentare le opportunità di lavoro e utilizzare a fini sociali questo strumento. Se costituissimo i raggruppamenti datoriali, otterremmo un maggior benessere a chi lavora e quindi un aumento della produttività», ancora la Cisl. Allo stesso tempo, si aprirebbero delle opportunità per chi venisse impiegato in attività di supporto a tale fine: «La Camera di commercio, dietro nostro impulso, dovrebbe a breve svolgere una ricerca pilota in questo ambito. Se il risultato sarà positivo, potremmo fare un accordo provinciale che permetterebbe di sfruttare i benefici fiscali previsti per gli investimenti in questo ambito». Poi c’è il problema dei centri per l’impiego. «Collocano poche persone e i dati non vengono forniti. Di certo viene estremizzato l’approccio burocratico cui viene sottoposto il disoccupato, che deve presentarsi a dei colloqui dai quali quasi sempre non cava un ragno dal buco. Noi vorremmo che si istituisse il contratto di ricollocazione che affida ai privati il collocamento», spiega Buonerba. Il pagamento da parte dell’ente pubblico avverrebbe solo nel caso in cui l’agenzia convenzionata abbia trovato una collocazione all’assistito per almeno 6 mesi. La legge di stabilità nazionale lo ha introdotto in via sperimentale con applicazione nelle regioni. Ma la Provincia di Bolzano non ha partecipato al bando.
Infine gli appalti. «Siamo in attesa che lo Stato recepisca la nuova direttiva Ue. Pare che i recenti scandali di Venezia e Milano possano determinare un iter accelerato in Parlamento. Noi continuiamo a pensare che la Provincia debba anticipare lo Stato e prevedere che siano introdotti dei criteri premianti per le imprese che facciano riqualificazione di disoccupati», chiude il sindacalista della Cisl.


