BOLZANO. Il modello di rete «out-in placement» come modello vincente per creare posti di lavoro per over 50 ed esodati in cooperative di lavoro. In Alto Adige ci sta riuscendo Federlavoro all’interno di Confocooperative. Le difficoltà maggiori per chi cerca un lavoro, dopo averlo perso, sono proprio quelle di chi ha più di 50 anni d’età.

«Di fronte a questo scenario la coop Change S.C., grazie all’appoggio di Confcooperative e successivamente alla Federazione della cooperazione di lavoro Federlavoro che stava muovendo i primi passi, ha creato un modello di intervento a rete di “out- in - placement” . Le fasi su cui si sviluppa il modello sono: attraverso appositi ricerche, individuare un target di mercato con richiesta di manodopera, individuare un profilo professionale di riferimento in linea con il target individuato, organizzare la riqualificazione e gli stage sempre in linea con il profilo e promuovere la costituzione di cooperative di lavoro che offrissero la propria manodopera sul mercato e che potessero partecipare a bandi pubblici», afferma Andrea Simoni, vicepresidente di Federlavoro. In pratica si potevano così raggiungere diversi obiettivi: riaprire il «curriculum vitae» dei partecipanti attraverso la riqualificazione e gli stage - quindi una parte pratica - e soprattutto creare una rete in forma di cooperativa all’interno della rete più grande di Confcooperative in cui ripartirsi le ore di lavoro. Vincendo un bando pubblico infatti la cooperativa può permettere ai propri dipendenti over 50 di lavorare e di reinserirsi. Una volta accumulata la nuova esperienza lavorativa il dipendente ha riaggiornato il proprio sapere e il saper fare e quindi può, con piu facilità, reinserirsi anche presso altre realtà.

Ed ecco in provincia di Bolzano tutta una serie di esempi vincenti. Il successo di questo modello consiste in due aspetti fondamentali: nel saper costruire e gestire la rete complessa di attori del progetto, ed in secondo luogo riuscire a trovare un manager esperto che sappia governare la cooperativa di lavoro. La prima cooperativa di over 50 ed esodati nata nel 2012 e partita da un progetto del 2011, è stata Tau Service Soc. Coop. che ora conta 16 dipendenti e gestisce diverse mense di Comuni o di associazioni in provincia tra cui la mensa delle scuole elementari del Comune di Appiano con presidente e gestore Flavio Pasquali. Gli attori messi in rete da Change S.C. sono stati Tau Zentrum - Francescani di Caldaro, i  Servizi sociali della Comunità comprensoriale Bassa Atesina, l’ Ufficio del lavoro, Memc, sindacato , l’Istituto alberghiero provinciale Ritz di Merano per la certificazione pubblica delle competenze di “Tecnico di cucina ed  Addetto alla sala ed al catering” e diverse altre realtà per i tirocinii. Tutto il percorso ha avuto il forte sostegno di Confcooperative che si è occupata della costituzione della cooperativa.

Su iniziativa del presidente di Federlavoro Juri Andriollo è stato implementato successivamente il progetto e costituita in seguito la cooperativa Linea Soc. Coop. che ha riqualificato gli over 50 ed alcuni esodati ex camionisti al profilo professionale di autista di autobus riuscendo a reinserire 15 persone.

Ed infine su progetto del 2013 di Change S.C. e di Federlavoro , nel 2014 si è costituita la Cooperativa Greencoop Tech Service che si occupa di gestione di isole ecologiche e di riciclaggio di rifiuti ed impiega attualmente 7 soci d’opera. Questultima sta attualmente gestendo il centro di riciclaggio del Comune di Caldaro.

«La sfida più grande è stata quella di puntare sulla cooperazione di lavoro e non sociale», ancora Simoni. Per quest’ultimo «deve essere compito dei politici, in particolare della nostra provincia, adeguare la normativa alle nuove problematiche del mercato del lavoro ed estendere anche alla concessione degli appalti l’interpretazione della legge provinciale n. 1 premiando cioè le cooperative di lavoro con finalità sociali come le nostre, le uniche che riescono ad incidere stabilmente sulla “zona grigia” della disoccupazione».

Infine è da sottolineare l’importanza del Fondo sociale europeo in tutto questo. «Ci auguriamo che la Provincia rimetta in moto al più presto l’ufficio Fse, in modo da avere le risorse per questi progetti», chiude Andrea Simoni.