BOLZANO. Esposto alla Consob da parte del Centro consumatori contro Cassa di Risparmio. Al centro della contesa «i limiti quantitativi imposti dall’istituto di credito alla vendita di azioni proprie». Un tema già affrontato dal nostro giornale e che vede Carisparmio rispondere subito ai consumatori. «Il sistema di negoziazione delle azioni di propria emissione è stato adottato a vantaggio di tutti gli azionisti.

È infatti di primaria importanza per la banca soddisfare e tutelare al meglio gli interessi dei propri soci», sottolinea Cassa di Risparmio che «negozia i titoli su un mercato secondario, adottando tutti gli strumenti per agevolare i flussi e supportando in questo modo il maggior numero di clienti che manifestino interesse di acquistare o di vendere». Per Carisparmio «la negoziazione dei titoli su un mercato non regolamentato avviene in conformità alla vigente normativa».

Negli ultimi tempi, però, numerosi piccoli azionisti dell’istituto con sportelli in Trentino e nel Triveneto si sono rivolti al Centro tutela consumatori utenti (Ctcu). «Con delibera del proprio consiglio d’amministrazione del 21 dicembre 2012, la Cassa di Risparmio di Bolzano ha infatti deciso di apportare alcune modifiche al sistema di negoziazione delle azioni di propria emissione», sottolinea il direttore del Ctcu, Walther Andreaus. Fra le modifiche è stata prevista anche quella che «il cliente può (possa) impartire ordini di vendita per un quantitativo massimo di 50 azioni alla volta. L’inserimento di ogni ulteriore ordine può avvenire solo una volta completata l’esecuzione dell’ordine precedente». 

A detta degli interessati - e anche il Ctcu è di questa opinione - tale nuova regola imposta, limita fortemente l’esercizio del diritto di vendita di tutte le azioni in loro possesso. «Inoltre la novità del limite quantitativo è stata introdotta solo recentemente e, in particolare, con effetto a partire dal momento in cui si è conclusa l’operazione di aumento del capitale sociale della Cassa, verso il 10 dicembre dello scorso anno. Prima di tale data, infatti, e almeno fino verso fine ottobre 2012, ai piccoli azionisti della Cassa era consentito inserire ordini di vendita a sistema senza alcun limite quantitativo di azioni possedute», afferma Andreaus.

Quindi, ciascun azionista poteva esercitare con pieno effetto il proprio diritto di abbandonare la compagine sociale, ovviamente nei tempi previsti e consentiti dal sistema di negoziazione. «Ricordiamo che, in tema di compravendita di azioni, a fronte di un ordine di vendita impartito da qualcuno vi debba sempre essere qualcun altro che decida di comprare il quantitativo offerto in vendita; il che non è sempre così scontato», ancora il Ctcu.

Ad ogni buon conto, il Centro consumatori ha deciso di inviare un esposto alla Consob, affinché l’Autorità di vigilanza di settore intervenga presso la Cassa di Risparmio di Bolzano e richieda a questa «di eliminare l’iniqua previsione». Infine, secondo il Ctcu, potrebbe trattarsi anche di una pratica commerciale scorretta, «in quanto i clienti interessati oggi a vendere le azioni Carisparmio in loro possesso lamentano di non essere stati informati all’epoca dell’acquisto (si parla anche di vari anni fa), di un tale limite quantitativo imposto e di aver quindi adottato la decisione di acquistare le stesse azioni, nella convinzione di poterle vendere senza grandi problemi in qualsiasi momento successivo».

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