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BOLZANO. Moritz, due anni e mezzo, gioca nell’asilo nido al quarto piano della Salewa, l’azienda del gruppo Oberalp che fa capo all’imprenditore bolzanino Heiner Oberrauch e conta circa 300 dipendenti (metà donne e metà uomini) tra Bolzano e Montebelluna; Monika Kompatscher, 38 anni, la mamma, lavora all’Ufficio risorse umane, un piano sotto.
Lei fa un part-time verticale, dal lunedì al mercoledì. Abitando a Bressanone il bimbo potrebbe lasciarlo in qualche struttura della città vescovile, ma alla fine ha deciso che è più facile portarlo a Bolzano: viaggio assieme, un po’ di coccole prima di affidarlo alle assistenti del nido aziendale, poi lei va a lavorare. Nel tardo pomeriggio si torna a casa.
La Salewa, visitata nei giorni scorsi dall’assessore provinciale Waltraud Deeg, è una delle quaranta aziende altoatesine che hanno ottenuto la certificazione “family friendly” a dimostrazione di una politica a favore delle donne che lavorano e più in generale delle famiglie.
«Altre 14 aziende - spiega Irmgard Lantschner, direttore dell'ufficio Innovazione della Camera di commercio - otterranno la certificazione il 19 novembre nell’ambito della Fiera d’autunno. Segno di una crescente sensibilità, anche nelle aziende private, verso le collaboratrici che devono conciliare lavoro e maternità. Per ottenere la certificazione - prevista dal 2008 da un accordo Camera di commercio-Provincia - bisogna dimostrare di aver adottato delle misure che vanno incontro alle esigenze chi ha famiglia».
Certo le agevolazioni previste per i dipendenti degli enti pubblici in Alto Adige rimangono un obiettivo irraggiungibile, ma le conquiste fatte anche in certe aziende private sono molto interessanti.
La Salewa - oltre al nido aziendale gestito dalla cooperativa Tagesmütter, aperto dalle 7.30 alle 17.30 ma che in caso di richieste può fornire un servizio che va dalle 7 alle 19, attualmente frequentato da una quindicina di bimbi, non solo figli delle dipendenti che comunque hanno la precedenza rispetto agli altri - paga i congedi parentali di più rispetto a quanto previsto dalla normativa statale.
«In base alle legge nazionale- spiega Kompatscher - si ha diritto a stare a casa due mesi prima e tre mesi dopo il parto con una retribuzione del 100%. Poi c’è la possibilità, sempre a livello nazionale, di prendere un congedo di altri sei mesi ma con il 30% della retribuzione lorda. Salewa invece ti consente di stare a casa fino al compimento dell’anno del bambino - che significa dunque nove mesi invece di sei - con il 50% della retribuzione». Asilo nido in “casa” e retribuzione maggiorata durante la maternità, uniti alla possibilità di ottenere il part-time sono tutte cose che consentono di conciliare il desiderio di maternità con la voglia, che spesso però è anche necessità, di lavorare.
In questo clima Monika Kompatscher ha deciso di diventare mamma per la seconda volta: «Il bimbo o la bimba - non so sarà una sorpresa - nascerà a marzo, io ho intenzione di lavorare fino a gennaio. Poi starò a casa fino all’anno del piccolo, tornerò in azienda nella primavera del 2017».


