BOLZANO. Dalla casa di specchi che proietta i contorni della Mendola sulla conca di Bolzano, ai volumi monolitici che si tengono addosso il grigio ferro delle rocce dell'altopiano di Siusi . Peter Pichler è un sudtirolese che guarda di sbieco la sua terra e da un angolo tutto suo. Vede la tradizione e si dice: bene, proviamo a riprenderla ma senza prenderla troppo sul serio. E allora alle porte della città l'architetto ha costruito qualche anno fa un'abitazione che è un cubo ma con il paesaggio altoatesino che si riflette sulle sue mura di specchi. E poi sale a Castelrotto e ristruttura un albergo, lo "Schgaguler" e ne fa una baita, anzi tre, con i tetti spioventi ma fatti di vetro e metallo. Per un Pichler (vista la contiguità con la Stahlbau che ne ha fatto un'icona costruttiva) ferro, acciaio e affini potrebbero essere un alfabeto inevitabilmente declinato ovunque. In realtà non è così scontato, perché il metallo può essere tante cose e piegarsi a far credere di diventare altro.

Sull'altopiano di Siusi, ad esempio, la contemporaneità è finalmente arrivata con questo progetto, il cui cantiere è iniziato in primavera e si è concluso pochi giorni fa, in soli sei mesi. Un vento nuovo, dunque. Ma il rimando è chiaro: tetti spioventi, riproduzione apparente degli stilemi della baita o della casa di montagna. Ma con i suoi caratteri enfatizzati. Come se ci fosse anche ironia ma sempre immaginata con il rispetto dovuto ai luoghi e alla storia dell'architettura di montagna. Come se il progetto dicesse: sì, siamo in Alto Adige tra i pini, i gerani e le Dolomiti, ma viviamo anche nel 2018 e il mondo così com'è oggi non può non averci cambiato.

Pichler, nato qui, ha da anni uno studio a Milano ed è stato anche uno dei protagonisti del recente Salone del mobile, la "design week", con un suo progetto ospitato nel cortile storico dell'Università meneghina nella rassegna curata dalla rivista Interni che ha radunato i più internazionali tra gli architetti. Il nuovo hotel Schgaguler è composto da tre volumi monolitici che riproducono l'architettura alpina tradizionale ma "svuotati" da grandi apertura vetrate e col grigio-metallo che si propone del colore delle rocce intorno.

«C'è il contesto locale, molto evidente - dice l'architetto - ma anche una forte identità». In sostanza lui, da progettista, immagina la modernità nel disegno, come la Stahlbau Pichler declina la contemporaneità nei materiali. Il metallo al posto del legno, il vetro invece di cemento e pietra. Così anche il turismo può riproporsi con un'immagine che non si pensa più dentro un'idea di tirolesità standard oppure, e anche peggio, di uno stile finto bavarese di facciata. Arriva l'energia. E arriva in fretta, visto che il team Peter Pichler, Silvana Ondinas e Simona Alu ci hanno messo sei mesi per farla giungere a Castelrotto. (p.ca.)