BOLZANO. Senza il contributo della manodopera straniera o da fuori provincia, la crescita occupazionale degli ultimi due decenni in Alto Adige sarebbe stata possibile solo in misura molto limitata.

È questa la conclusione dell'ultima analisi pubblicata da Mercato del lavoro news, la pubblicazione mensile dell'Osservatorio mercato del lavoro del Servizio Mercato del lavoro della Provincia. Secondo tale indagine, solo circa un quinto della crescita occupazionale dalla fine degli anni '90 è attribuibile a lavoratori nati in Alto Adige.

«L'analisi sottolinea la necessità di una politica del mercato del lavoro preventiva ed efficace», sottolinea Magdalena Amhof, assessora provinciale al lavoro: «Si tratta di attirare lavoratori qualificati da fuori Alto Adige, ma anche di incoraggiare le persone che già risiedono in Alto Adige ad entrare nel mercato del lavoro».

L'esodo di manodopera e di personale qualificato dall'Alto Adige rimane una sfida che dovrà essere affrontata con determinazione anche nel 2026, afferma l'assessora provinciale."Nel 1998 l'80% dei lavoratori era nato in Alto Adige, oggi questa percentuale è scesa al 60%. Questo dato da solo evidenzia quanto il nostro mercato del lavoro dipenda dalla manodopera straniera", riassume Stefan Luther, direttore della Ripartizione Servizio Mercato del lavoro.

La percentuale di lavoratori stranieri e le regioni di provenienza variano notevolmente a seconda del settore economico. La percentuale di lavoratori stranieri è particolarmente elevata nell'agricoltura, nel turismo stagionale, nell'edilizia e nell'industria manifatturiera. Anche nel settore pubblico, nell'istruzione e nella sanità e nell'assistenza sociale, la crescita dell'occupazione è stata possibile solo grazie alla migrazione di manodopera.

Nell'agricoltura, secondo Mercato del lavoro news, i lavoratori stagionali provenivano inizialmente soprattutto dalla Repubblica Ceca, dalla Slovacchia e dalla Polonia; mentre ora si tratta prevalentemente di persone provenienti dalla Romania. Nel settore edile, più di un terzo della crescita occupazionale è attribuibile a lavoratori provenienti dall'Albania e dal Kosovo. Nel settore manifatturiero e nel commercio, oltre ai lavoratori provenienti dai nuovi Stati membri dell'Ue, un ruolo centrale è svolto soprattutto dai cittadini italiani che non sono nati o residenti in Alto Adige.

Una parte della manodopera aggiuntiva proviene dal resto d'Italia, un'altra parte principalmente dai 4 Stati membri dell'Ue e la parte restante da una serie di paesi extra Ue, dove solo i 4 più importanti - Albania, Pakistan, Marocco e India - contano attualmente circa 10.000 occupati, pari a circa il 45% di tutti i cittadini extra Ue occupati.La pubblicazioneSenza l'apporto di lavoratori e lavoratrici provenienti da fuori provincia, solo un quinto della crescita occupazionale degli ultimi 20 anni sarebbe stata possibile. I dati mostrano notevoli differenze tra i settori per quanto riguarda l'importanza di forza lavoro extraprovinciale per la crescita bidecennale. Da un lato ci sono settori come l'agricoltura, il turismo stagionale, l'edilizia, la manifattura e il settore pubblico (pubblica amministrazione, istruzione, sanità e sociale, senza i privati), che senza tali lavoratori forse non sarebbero neanche cresciuti.

Di meno, ma anche i rimanenti servizi hanno avuto bisogno di forza lavoro extraprovinciale per poter crescere. Ancora di meno ne ha avuto bisogno il settore pubblico gestito da privati (istruzione, sanità e sociale, se gestito da privati). Ma anche in questo ambito, meno di due terzi della crescita è stata coperta da persone nate in Alto Adige. La nuova forza lavoro proviene in parte dal resto d'Italia, da una manciata di Paesi neocomunitari e da Paesi extracomunitari. Non pochi dei cittadini di quest'ultimi Paesi, essendo presenti già da molti anni, sono diventati nel frattempo cittadini italiani. Le attività stagionali in agricoltura dipendevano inizialmente moltissimo da cechi, slovacchi e polacchi, ma sono cresciute sempre più grazie ad un numero crescente di rumeni. L'edilizia ha coperto oltre un terzo della crescita con cittadini albanesi e kosovari. Importante anche l'apporto di cittadini italiani non residenti o nati all'estero, moltissimi dei quali sono naturalizzati. La manifattura è cresciuta con quest'ultimi e molti lavoratori provenienti da Paesi neocomunitari. Il commercio invece ha assunto oltre ad altoatesini soprattutto molti italiani provenienti da fuori provincia. Senza quest'ultimi il settore pubblico non gestito da privati forse non sarebbe potuto crescere.