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Bolzano. «L’eco sistema è garantito» ha detto Arno Kompatscher, davanti a tutto il Noi schierato. Voleva intendere, il presidente, che il Techpark è una biosfera che ha bisogno di equilibrio: servono i laboratori e i centri (pubblici) di ricerca ma servivano anche le aziende (private). Finora c’erano solo i primi, da ieri finalmente anche i secondi. Dunque il parco tecnologico diventa il motore che serviva al sistema Alto Adige per mettere in connessione investimenti provinciali (finora molto elevati) e imprenditoriali (molto più scarsi): è il “modulo D1” quell’architettura d’espansione che si è allungata oltre il fronte centrale del Noi verso sud. E il simbolo di questa avvenuta interfaccia tra pubblico e privato è la presenza di Microtec. Era stato infatti il suo creatore, Federico Giudiceandrea nella sua veste di presidente di Assoimprenditori, ad affermare quasi quotidianamente, come una Cassandra (finora) inascoltata, che il parco avrebbe avuto un senso solo se ci fossero entrate le imprese, i creatori di prodotti e dunque di pil. Altrimenti, aveva chiarito ab initio, il «Noi rischia di diventare una cattedrale nel deserto». Questo rischio, oggi, non esiste più. Sono 25 le aziende che ci lavoreranno, 21 già piazzate le altre in trasloco. Ci sono voluti 20 mesi di lavori per completare il nuovo modulo. «Ora posso affermare che la caratteristica più importante del Techpark, la ragione per cui è stato pensato, è attuata con questa messa in rete delle imprese private, tante che operano sul territorio e possono così usufruire di un contesto di ricerca e innovazione capace di sviluppare i prodotti e aiutarli a entrare nei mercati». Così il presidente Kompatscher. Da Holz Pichler a Microtec, da Endian a R3 Gis ecco chi ha scelto di lavorare fianco a fianco con i laboratori di ricerca, l’università di Bolzano e le startup già presenti negli altri moduli. «E gli spazi che avevamo previsto per i privati sono ora al completo - dice con orgoglio Ulrich Stofner, braccio destro economico di Kompatscher - tanto che ora avvieremo il modulo D2. Abbiamo già altre richieste...». Stofner, a questo punto è in grado di chiarire il cronoprogramma che attende il Noi: 1) tra breve, entro il 2019, l’asilo nido negli spazi verso via Volta per i collaboratori che lavorano nel parco; 2) nel 2020 l’istituto di biomedicina, altro motore di innovazione tecnologica; 3) entro il 2022, forse già a metà anno, la nuova facoltà di ingegneria della Lub; 4) infine nel 2023 il completamento del modulo D2 che sarà pronto ad ospitare altre imprese. P.CA.


