BOLZANO. «Quando sono arrivato qui, a Bolzano, nel 2012, avevo il sospetto che il sistema fosse sano e il tessuto sociale coeso». E adesso direttore, dopo quasi sei anni al vertice, che dice, sospettava bene?

«Beh, sì. Anzi, lascio un Alto Adige che ha aumentato ancor più il divario, in positivo, col resto del Paese». Luigi Parisotto è nel suo ufficio di Bankitalia. Veneto, di Vigodarzere, è alla guida della sede di Bolzano ancora per poco. «Vado in pensione», dice. Ma lascia una rete di relazioni economiche e bancarie che è riuscito a far progredire, anche in termini di reciproche conoscenze di sistema, aumentando la fiducia, connettendo saperi e professionalità.

Sono cambiate anche le banche in questi anni?

«Oggi fare il banchiere è una professione molto più complessa che in passato. Penso alla situazione pre crisi. Sono anni di bassa redditività, da quella italiana all’Europa».

E dunque?

«C’è sempre meno spazio per compensare eventuali errori senza gravare sul conto economico. Ci vuole più attenzione, una serie di conoscenze molto sofisticate. E grande responsabilità».

Come ha trovato l’Alto Adige nel 2012?

"Meno bene di oggi ma comunque non male".

In che senso?

«Voi quella di allora la chiamavate comunque "crisi". Ma io che guardo alle cose tutt’intorno dico che altrove la crisi era molto più drammatica. La crisi, qui a Bolzano, significava avere numeri economici fermi. Non in discesa».

E nel 2018?

«Allora, mettiamo in ordine i numeri: il Pil altoatesino dal 2007 è cresciuto del 7,6%, quello italiano è invece sceso quasi con la stessa cifra. Il risultato è che il divario tra qui e fuori è salito a 15 punti. Insomma, voglio dire che la situazione, in fondo, non è mai stata drammatica anche negli anni bui».

Il sistema bancario invece ha avuto qualche assestamento sensibile, no?

«Ha comunque superato il momento di crisi. Adesso il sistema lo giudico solido. Più assestato. Le Raiffeisen, che in pratica curano quasi la metà del mercato, sono un buon indicatore in proposito. E quello che emerge è un tessuto sano. Sia economico che sociale».

Ma le banche cooperative hanno passato anni di novità e di timori diffusi.

«Certo. Nel 2012 è entrato in vigore la riforma del credito cooperativo con la correzione del ruolo degli organi interni e la separazione tra casse centrali e le altre, che qui sono quasi una cinquantina. Si è trovata una soluzione sostanziale del conflitto. Che poi è stata anche formale. E poi il passaggio della creazione dei capigruppo coop, con un unico snodo centrale. Ma anche in questo caso Bankitalia ha vigilato perché , pur in una parziale perdita di autonomia, fosse garantita la tenuta del sistema e la sua capacità di manovra».

E ora, qual è lo scenario in cui si muove il credito cooperativo altoatesino?

«Che è ben in grado di raccogliere capitali».

La Cassa di Risparmio ha invece avuto anni di grande tensione.

«Devo dire che comunque la Sparkasse ora ha fatto notevoli progressi. In cinque anni ci sono state tre ispezioni di Bankitalia per verificare lo stato delle cose. Una vigilanza molto attenta ma anche collaborativa. Oggi mi pare evidente che la fase peggiore nella vita della Cassa di Risparmio è alle spalle. E anche la banca è in grado di muoversi seguendo il buon andamento dell’economia in generale».

La Cassa di Risparmio è anche entrata, in questi giorni, nella polemica politica elettorale per il suo essere connessa con il mondo politico.

«Direi che non è il mio ruolo commentare ciò che accade sul tavolo della politica».

Ci sono state, anche ultimamente, accuse di pervasività del sistema politico altoatesino rispetto a quello bancario. Vuole commentare?

«Se proprio devo, la pervasività della politica, è molto più presente altrove».

Relazioni pericolose...

«In alcune situazioni regionali magari sì ma in Alto Adige si sbaglia a gettare l’occhio solo sulla politica. Mi spiego: c’è una giusta esigenza di una politica responsabile rispetto alla tenuta del sistema finanziario provinciale ma qui, a Bolzano, occorre guardare soprattutto alla società. Nel senso che è lì che si trovano i veri organi di controllo. C’è un tessuto sano, c’è la capacità di non perdere di vista il bene comune, ci sono reti associative, corpi intermedi che garantiscono che anche le banche tengano».

Anticorpi diffusi?

«È così. Ed è quello che consente al sistema di avere al suo interno farmaci immunitari».(p.c)