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BOLZANO. Nella tre giorni dedicata all’innovazione che si terrà a Bolzano dal 27 al 29 settembre, mescolate nella miriade di attività ed eventi della costellazione dell’Innovation Festival, tre storie e altrettanti nomi brillano per il rilievo planetario che negli anni si è andato intrecciando alle azioni di questi protagonisti. A partire dall’incredibile storia di Rigoberta Menchú Tum, che proprio in virtù della sua biografia si è guadagnata il premio Nobel per la Pace nel 1992.
Nata in Guatemala in seno a una tribù indigena, all’età di 5 anni veniva già sfruttata dai ricchi possidenti terrieri di tradizione colonialista come bracciante agricola. Nei campi ha visto morire, ancora bambini, i suoi fratelli. Nel 1981 è costretta all’esilio. Rientrata in patria dopo dieci anni ha contribuito alla fondazione di un nuovo stato sociale per le tribú indigene. Conoscere tanta violenza, paradossalmente, ha permesso a Rigoberta di combattere per la pace. Il suo intervento nel Festival di Bolzano, il 29 settembre, è destinato ad riaccendere i riflettori sulla condizione delle popolazioni indigene, ora vittime dello sfruttamento non più agricolo, ma energetico.
“La fame di energia può affamare l’uomo?”, il titolo della sua relazione, in cui si pongono le basi per la ricerca di un nuovo e più giusto equilibrio tra l’ecologia e la produzione di energia; senza questo equilibrio, afferma il premio Nobel, “non potrà esserci alcuno sviluppo”.
Quasi in risposta agli interrogativi posti dall’attivista guatemalteca, arriverà l’intervento del guru dell’idrogeno, Jeremy Rifkin. Anche la storia del visionario statunitense potrebbe essere lo spunto per un film d’autore: due lauree, in economi e affari internazionali, e tanti problemi con il Governo degli Stati Uniti derivati dalla sua mobilitazione come attivista contro la guerra in Vietnam e in difesa del movimento pacifista. Tra le sue pubblicazioni si può scorgere la strada percorsa dal giovane idealista diventato consigliere strategico di molti governi europei su temi come l’ambiente, l’energia e lo sviluppo sostenibile.
Già nel 1980, vent’anni prima che il mondo se ne rendesse conto, Rifkin aveva teorizzato la fine delle risorse energetiche naturali com’erano conosciute, e le guerre che da questo ne sarebbero derivate. Si presenta a Bolzano con il suo rapporto sull’economia all’idrogeno, unico elemento talmente abbondante in natura da poter sostituire senza contraccolpi gli idrocarburi, e con una tecnologia già disponibile su larga scala. In Puglia i primi esperimenti di Rifkin hanno già visto la luce dimostrando la possibilità di un ciclo di intero di produzione e consumo di energia senza il minimo intervento di altro tipo di carburanti.
L’altro grande nome della scena globale che sarà ospite a Bolzano sarà Kenneth Morse, laureato e ora direttore di uno dei dipartimenti del Mit di Boston, e teorico dell’impresa innovativa grazie all’investimento d’imprenditori illuminati. Si chiamano venture capitalist, quelli che affidano i loro soldi nelle mani di giovani con un’idea da far brillare.
Nell’era della globalizzazione, Morse stesso ha investito in “avventure” imprenditoriali di successo permettendo il lancio di imprese come 3Com e Aspen Technology; a Bolzano presenterà la sua visione sull’innovazione nata dal meccanismo dell’investimento privato, quella cioè che in Italia stenta a formarsi e che tarpa le ali a decine di nuove imprese potenzialmente stellari ma che si spengono prima di aver spiccato il primo volo.


