BOLZANO. L’economia altoatesina ha smesso di crescere. Nel bilancio del primo semestre 2012, presentato ieri dalla Camera di Commercio dal presidente Michl Ebner, dal direttore Ire Perini, davanti dell’assessore Bizzo, si parla di “atterraggio dolce”, per indicare un progressivo rallentamento nella produzione di ricchezza, ma di fatto le previsioni di chiusura di quest’anno restituiscono l’immagine di un barometro economico con la sbarra fissa sullo zero. E il risultato, paradossalmente, non è da ritenersi poi molto negativo.

La stagnazione. La stagnazione dimostra infatti che l’economia altoatesina è ancora abbastanza forte da resistere ai tiranti della recessione italiana, che si assesta intorno al -2,5%, anche grazie al ponte naturale verso i mercati austriaci e tedeschi, che nel frattempo però stanno frenando sulla scia di un generale indebolimento europeo. In generale si può parlare di un’economia stabile anche in momenti difficili, ma che abbonda di luci e ombre se si scende nel dettaglio.

Le banche. Nel chiaroscuro finiscono per prime le banche, con una contrazione del credito alle imprese che non demorde nonostante i ripetuti appelli da parte delle istituzioni su tutti i livelli, dall’Europa alla Provincia. Mentre aumenta la disponibilità degli istituti verso i privati e principalmente per prestiti a lungo termine, quello che manca è il sostegno alle imprese e soprattutto a breve termine, quei crediti che servono appunto a superare la congiuntura negativa, e senza distinzioni tra piccole e grandi imprese. Nel frattempo però aumenta l’inflazione, con un 4% nettamente superiore alla media nazionale (3,1%) e quasi il doppio di quella europea (2,4%), e Bolzano si conferma tra le città col costo della vita più elevato del Paese.

Le imprese. A farne le spese sono soprattutto i settori edilizia e manifatturiero, che stando alle rilevazioni dell’Istituto di ricerca economica della camera di commercio hanno ricevuto una bruciante delusione in termini di redditività delle imprese, fino al 15% in meno delle previsioni di inizio anno, e che continueranno a soffrire ancora a lungo. Per questi comparti si prevedono ancora cali dell’occupazione e degli ordinativi in aggiunta a un sostanziale peggioramento dei costi, limando ulteriormente i già esigui ricavi (ove presenti) e proseguendo nella dinamica di calo generalizzato, aggravato anche dalla scarsa presenza di commesse dalle regioni limitrofe, a loro volta in fase di tagli e risparmi. Sulla stessa scia si muove il settore delle auto, che comprende sia le concessionarie che officine e distributori, considerato nel barometro dell’Ire uno tra i settori più problematici dell’economia locale. Con un volume d’affari previsto in netto calo e una politica di prezzi di vendita sempre più aggressiva, l’andamento si conferma negativo ma senza grandi ripercussioni sull’occupazione.

L’agricoltura. La vera sorpresa del barometro dell’economia sono invece le cooperative agricole che, tra i settori lattiero- caseario e vitivinicolo, si confermano come una risorsa strategica per il territorio con prospettive di crescita anche in congiuntura negativa e in grado di innescare il circolo virtuoso di export e mantenimento dei prezzi di mercato. A favorire il settore, c’è da dirlo, è stata anche un’annata notevole in termini di produzione, con i vigneti che confermano il già ottimo rendimento del 2011 e una qualità eccellente, per il settore lattiero-caseario ha vinto la politica di export, che fa prospettare un sostanzioso aumento del volume di affari entro la fine dell’anno e un conseguente buon risultato economico per i soci. Un punto a favore delle coop agricole va anche nel sottore frutticolo. Quest’anno la raccolta sarà minore di circa il 15%, cosa tutt’altro che sgradita dai coltivatori, che si vedranno un partenza accelerata all’avvio della stagione 2013 e una giaenza residuale abbastanza ridotta da permettere ai prezzi di mantenersi su quote interessanti. Nel complesso ben oltre l’80% dei soci coop si dice soddisfatto dai risultati economici di quest’anno.