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BOLZANO. C'è cauto ottimismo per i prossimi mesi da parte dei lavoratori altoatesini. L'occupazione dipendente continua a crescere (+1,6% nei primi nove mesi del 2025 rispetto al 2024), i prestiti sono in ripresa e l'inflazione è sotto controllo (2,4%), mentre gli effetti negativi dei dazi imposti dagli Stati Uniti sono stati finora limitati e circoscritti al settore manifatturiero. In Alto Adige il tasso di occupazione è del 74%, mentre quello di disoccupazione è dell'1,6%. Le esportazioni sono aumentate leggermente nel primo semestre, e anche il turismo è in crescita: il numero di pernottamenti è aumentato del 2% nei primi otto mesi dell'anno.
Sono leggermente migliorate anche le aspettative relative alla disoccupazione, alla capacità di arrivare a fine mese con lo stipendio e alle proprie possibilità di risparmio, sebbene partendo da livelli bassi. "La situazione economica in Alto Adige attualmente non è negativa, ma sotto la superficie c'è fermento", commenta il direttore Ipl Stefan Perini. "Ad aver sottratto potere d'acquisto ai lavoratori negli ultimi anni non è stata solo l'inflazione, ma anche il cosiddetto drenaggio fiscale dello Stato".
Tra il 2018 e il 2023 - informa una nota - i salari nominali del settore privato altoatesino sono aumentati dell'11,8%, mentre il costo della vita è cresciuto del 20,3%. Riguardo al "fiscal drag", invece, un istituto italiano filo-sindacale ha calcolato che il prelievo fiscale aggiuntivo per lavoratore nel periodo 2022-2024 ammonta ad un importo compreso tra i 1.032 e i 1.382 euro.
La previsione di crescita per il 2025, aggiunge Perini, è al +0,8%. "Finora non ci sono sviluppi che giustifichino una correzione. Per il 2026 prevediamo una crescita dello 0,9%", conclude il direttore Ipl.


