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BOLZANO. «Non siamo contenti di questo bilancio, la nostra sensazione è che a livello locale venga usata la stessa strategia del governo: andare avanti con le proprie scelte senza interagire con gli altri interlocutori”, è questo il pensiero di Irmgard Gamper (Cgil-Agb) che ieri, insieme ai rappresentanti degli altri sindacati, ha espresso un bilancio di metà legislatura della Provincia sulle proposte avanzate dagli stessi sindacati nel 2013.
«A inizio legislatura abbiamo stilato una lista di richieste riguardanti diversi aspetti economici - spiega Michele Buonerba (Cisl-Sgb) - fra questi gli ammortizzatori sociali, le clausole negli appalti, la semplificazione della formazione, l’utilizzo dell’addizionale Irpef, migliori criteri per la riduzione Irap, leggi a sostegno dell’economia, modifica del Durp, semplificazione delle prestazioni sociali, società unica per i servizi a rilevanza pubblica e politica della casa. Di dieci punti soltanto uno, quello dell’addizionale regionale è andato a buon fine. Qui avevamo chiesto di esentare i redditi fino a 35.000 euro e dal 2015 è stata introdotta la “free tax area” fino a 28.000 euro con un impatto sul bilancio della Provincia superiore a quello che avevamo previsto, ma per il resto la Giunta provinciale ha disatteso le aspettative».
«Nella campagna elettorale Kompatscher aveva sostenuto la tesi dei testi unici sulle leggi di spesa “per razionalizzare e semplificare” - continua Buonerba - ma non solo questi sono aumentati, in questi tre anni c’è stato il ricorso a tantissime leggi Omnibus che raggruppano tanto per non risolvere niente, modificando semplicemente altre norme. Le prestazioni sociali che dovevano essere semplificate e dove noi abbiamo chiesto una riduzione del numero di prestazioni senza ridurre la spesa pubblica, per garantire meno burocrazia e maggiore equità sociale, sono rimaste come prima, evidenziando da parte della Provincia una scarsa predisposizione verso il futuro». «Rispetto alla questione degli appalti invece, che rappresentano 2 miliardi di spesa pubblica su 5,4 miliardi di spesa provinciale purtroppo l’attenzione al lavoro è rimasta solo sulla carta, - conclude Buonerba - avevamo chiesto che nella legge provinciale si traducessero due principi: che che chi sgarrava nella gestione del personale venisse escluso a favore di chi invece dimostrava capacità e che le società di pubblica utilità che danno servizi a pagamento come acqua, gas ed energia venissero incorporate per garantire trasparenza sulle tariffe e minori costi. Anche qui tutti entusiasti nei propositi ma mancanti nei risultati». Non vede tutto nero Toni Serafini (Uil-Sgk) per il quale ci sono luci e ombre. «Bisogna mettere in evidenza che nel settore dell’edilizia la Provincia, anticipando i soldi degli interessi, ha messo in moto un meccanismo di risanamento edilizio e di risparmio energetico molto importante. I dati dell’occupazione edilizia da gennaio, sono aumentati, e questo vuol dire che il settore sta andando meglio». «Se questo dato positivo va messo in evidenza - continua Serafini - sul contraltare troviamo il continuo uso di leggi Omnibus che perdono di trasparenza raggruppando troppi argomenti. Prevedere in una legge 7-8 o 10 temi, non aiuta neanche a capire quali articoli si cambiano».
In conclusione i sindacati concordano che l’attesa dei decreti attuativi del Jobs Act, entrati in vigore solo nel 2015, non può essere un’attenuante e che non devono essere le vicende giudiziarie a decretare le fusioni, vedi Alperia, ma per tutto serve una vera volontà politica di cambiamento.


