BOLZANO. La quarta rivoluzione industriale, l’Industria 4.0, avrà forti impatti sul mondo del lavoro: occupazione, organizzazione e condizioni di lavoro, contrattazione, orari, sicurezza sul lavoro sono tutti ambiti che sono sottoposti a forti cambiamenti. Ma che impatto avrà in una realtà come quella altoatesina? «Anche l’Alto Adige è parte di questo processo: a fronte dei cambiamenti in tema di orari, mansioni, competenze e organizzazione del lavoro, emerge forte la necessità di rinnovo nelle relazioni industriali in ottica partecipativa e flessibile per affrontare la sfida. Bisognerà prestare più attenzione al sistema formativo, nonché investire maggiormente in ricerca e sviluppo. Sarà poi necessario monitorare tali cambiamenti al fine di rilevare gli effetti sociali, occupazionali ed organizzativi del paradigma 4.0», afferma Luca Frigo, ricercatore presso l’Istituto promozione lavoratori(Ipl) e autore di una specifica ricerca.

Non è facile dire se e quanti posti di lavoro saranno davvero a rischio. «Ingrediente fondamentale della ricetta per mettere al sicuro i posti di lavoro dal rischio automazione saranno le competenze. È necessario in vestire in misure formative che accompagnino le persone durante la loro vita senza dimenticare importanti competenze quali creatività, capacità relazionali e manualità», ancora Frigo.

A partire dal 2014 la Provincia di Bolzano ha elaborato il piano di sviluppo denominato «Alto Adige digitale 2020». Si tratta di un percorso sviluppato in collaborazione con i cittadini e partner del settore IT, con lo scopo di attuare misure e progetti concreti per l’Alto Adige. Tale strategia rappresenta un terreno fertile per un percorso di digitalizzazione del mondo del lavoro già in atto. «Tuttavia viene posta poca attenzione al mondo del lavoro e alle persone, pur facendo accenno alla banda larga quale opportunità di creazione di posti di lavoro», così l’Ipl. Per quanto riguarda il mondo del lavoro in senso stretto bisogna dire che il mercato del lavoro altoatesino, con un tasso di occupazione superiore al 70%, parte da una situazione da ritenersi solida di fronte ai cambiamenti in atto. Va comunque detto che il sistema produttivo in provincia di Bolzano è costituito per lo più da microimprese. Circa il 90% delle imprese altoatesine ha meno di 10 addetti e aggrega circa il 40% degli occupati. Tuttavia dal punto di vista delle competenze si può dire che l’Alto Adige, anche grazie alla presenza del sistema di formazione duale, può diventare un terreno fertile per la digitalizzazione in atto. La formazione sarà sempre più un punto cruciale per sostenere i lavoratori del futuro ed evitare rischi di sostituzione dovuti alla digitalizzazione. Per quanto riguarda l’apprendistato andrebbero probabilmente rafforzate maggiormente anche forme di alto apprendistato di li vello universitario ed oltre. «L’attuale realizzazione del polo tecnologico a Bolzano potrebbe favorire progetti di Industria 4.0. Sarebbe auspicabile che in tali progetti venisse data più attenzione al lato umano dei lavoratori coinvolti in tali cambiamenti organizzativi ancora prima che tecnologici», spiega Frigo. Per cui è fondamentale puntare su ricerca e sviluppo promuovendo partnership tra privati, centri di ricerca e università. «In quest’ottica, le parti sociali in Alto Adige dovrebbero cercare di restare al passo con i tempi, visti i repentini cambiamenti dovuti alla digitalizzazione. Ecco perché anche le relazioni industriali, attraverso i temi della contrattazione, delle regole e della partecipazione hanno bisogno di essere rimesse al centro», chiude l’Ipl.