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BOLZANO. Il futuro dell’euro è incerto e le perplessità sugli scenari possibili dividono gli economisti e non solo loro. Per valutare la crisi dell’euro e dell’eurozona e per cercare di prevedere gli scenari possibili si è svolto ieri all’Università di Bolzano un convegno sull’argomento. Presenti tra gli altri il rettore dell’università Paolo Lugli, l’ex ambasciatore Sergio Vento, il presidente dell’Università di Trento Innocenzo Cipolletta, il direttore generale dell’Abi Giovanni Sabatini, l’economista Roberto Caporale e il professore di economia Alex Weissensteiner. Proprio per quest’ultimo "quella di oggi è una discussione critica sull’euro e sull’Europa ma con un tono positivo. Sappiamo che ci sono delle carenze ma stiamo vedendo un miglioramento, anche se emergono delle disuguaglianze che vanno eliminate".
È Sergio Vento, memoria storica dell’euro fin dalla sua nascita, consigliere della presidenza del Consiglio dal 1992 al 1995 e ambasciatore in Francia fino al 1999 a chiarire da subito alcuni errori. «L’euro è una creatura francese - esordisce Vento - questo fatto non va dimenticato: al tempo la Francia aveva risentito molto delle svalutazioni competitive della lira e dalla riunificazione tedesca del 1990. La Francia che voleva una "Germania europea", puntava anche ad un processo di integrazione economico monetario. Da lì siamo arrivati al Trattato di Maastricht dove però non abbiamo avuto un’integrazione politica proprio per colpa della Francia mentre la Germania e l’Italia erano pronte. Primo errore. È nato l’euro con un Unione monetaria senza uno Stato e questo ha portato a mille malintesi». Le aspettative di quel tempo sono cambiate, ma dove andremo? «La conseguenza di questo errore primario ha portato asimmetrie economiche e produttive, anche di cultura economica. C’è poco da fare - risponde Vento - le economie europee sono differenti. La Finlandia, il Portogallo, la Grecia o l’Olanda hanno poco in comune. Pensiamo già alla differenza fra Italia settentrionale e meridionale, possiamo fare una valutazione qualitativa ma anche quantitativa sotto gli occhi di tutti» . E giunti a questo punto come possiamo migliorare il quadro della moneta unica? «L’euro, valido per tutti i Paesi dell’Eurozona si potrebbe migliorare con delle politiche anticicliche vigorose, ma uscendo da una recessione di otto anni le politiche di rigore con il famoso 3%, le politiche di bilancio, il patto di stabilità o il fiscal compact sono sbagliate, il buon senso economico vorrebbe che durante una recessione si allargassero le maglie».
Giovanni Sabatini, direttore dell’Abi e presidente del comitato esecutivo della Federazione bancaria europea è ottimista: «Lo sono e ritengo che ci sia un futuro, perché nonostante la violenta crisi economica l’euro ha resistito, le istituzioni europee sono riuscite, in qualche modo, a dare risposte in grado di farci uscire dalla recessione. La crescita si sta rafforzando in europa e i populismi sono in ritirata e quindi il processo di integrazione europea può riprendere».
Però l’euro resta un’incompiuta senza un’integrazione economica: «L’integrazione è un fatto economico ma anche politico, le due cose devono viaggiare insieme e alla stessa velocità, per fare questo serve, come ha detto anche Juncker, un’Europa più democratica», ancora Sabatini. A livello di studiosi ed esperti gli economisti - in larga parte convinti che la situazione attuale presenti più svantaggi che vantaggi, specie per Paesi come l’Italia - si dividono attualmente fra quanti consigliano (attraverso una maggiore e incisiva azione politica) di andare avanti e “terminare il guado” cioè “ci vuole più Europa” (ulteriori cessioni di sovranità nazionale) ovvero “un’altra Europa è possibile” e quelli che con diverse altre buone argomentazioni non ritengono strutturalmente possibile nel medio periodo la resistenza dell’unione monetaria sotto gli squilibri che stanno progressivamente aumentando all’interno e fra le economie dell’Eurozona, tanto da essersi impegnati nel ragionare sulle conseguenze di tale scenario e sulle conseguenti iniziative da assumere. Una tavola rotonda moderata da Maurizio Silvi, vicedirettore della filiale di Bolzano di Bankitalia, ha poi concluso il convegno.


