BOLZANO. «Il nostro obiettivo è quello di permettere alle aziende italiane di riuscire ad introdursi nel mercato statunitense». È questo, in estrema sintesi, il lavoro di Muriel Nussbaumer, nata e cresciuta a Bolzano e che, nel corso della sua carriera ha allargato i suoi orizzonti fino ad arrivare, appunto, dall'altra parte dell'oceano.

«Quando mi sono trasferita in Emilia-Romagna - racconta - ho iniziato a lavorare come consulente per diverse aziende. Questo mi ha portato in molti Paesi, tra i quali proprio gli Stati Uniti».

Ed è stato proprio in uno dei suoi viaggi a New York che ha incontrato Lucio Miranda, con il quale nel 2003 ha deciso di fondare una società di consulenza, la ExportUsa. «Quando siamo partiti, circa dodici anni fa - spiega - le aziende italiane faticavano ad entrare nel mercato nordamericano e questo era dovuto, in maniera particolare, alle grandi differenze che esistevano, e ancora esistono, tra il nostro mercato e quello a stelle e strisce».

Le imprese nostrane, insomma, avevano bisogno di una guida: «Sembra strano a raccontarlo oggi, ma all'epoca le aziende italiane faticavano moltissimo a capire, per esempio, l'importanza dell'e-commerce. Dopotutto in Italia, nel 2003, questo fenomeno non era affatto diffuso, mentre negli Stati Uniti si trattava già allora di una realtà ben consolidata: il consumatore americano era, in un certo senso, già abituato a fare i suoi acquisti comodamente seduto davanti al computer».

La ExportUsa oggi è una realtà consolidata e, nonostante siano passati oltre dieci anni dalla sua fondazione, deve ancora sostenere le imprese italiane che vogliono sbarcare sul mercato statunitense: «Ancora oggi in molti casi si parte da zero, anche se le nostre aziende sono più avvezze all'esportazione di quanto non lo fossero nel 2003, soprattutto verso l'Europa e quindi, per esempio, le imprese adesso danno molta importanza alle certificazioni internazionali necessarie per l'export». Le esigenze dei consumatori d'Oltreoceano, ovviamente, sono diverse da quelle degli europei, ma come i secondi, anche i primi apprezzano la qualità del made in Italy: «Negli Stati Uniti i prodotti italiani sono apprezzati perché sono ben fatti e questa è la caratteristica sulla quale si deve fare leva per ottenere buoni risultati. I nostri vini, il cibo, ma anche le tecnologie legate alla meccanica, sono richiesti proprio per questo motivo».

Uno dei mercati che, secondo Muriel Nussbaumer potrebbe aprirsi di più nei confronti degli Stati Uniti è proprio quello altoatesino. «A me, che sono legata alla mia terra d'origine, dispiace vedere che tra le aziende con le quali entriamo in contatto da tutto il Paese, l'Alto Adige non sia ai primi posti. Le nostre imprese - conclude Nussbaumer - possono svolgere un ruolo molto importate nel mercato nordamericano: lo dimostrano, per citare qualche nome, Loacker, Senfter e molte etichette vinicole che, naturalmente, sono apprezzatissime».