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BOLZANO. C’è poco da fare, senza uscita dalla crisi non ci sarà nuova occupazione. «Per questo la priorità del governo è quella di agganciare la ripresa», sottolinea il viceministro alle Infrastrutture e trasporti. Per Riccardo Nencini - segretario nazionale del Psi - sono due le caratteristiche della squadra di Renzi: «La velocità del fare e quel po’ di frizzantino che non guasta». «Non possiamo redistribuire ricchezza se prima non la creiamo», così l’esponente di Palazzo Chigi. Ed ecco l’importanza di recuperare «la manutenzione delle cose e delle persone, in un mondo che viaggia ad alta velocità». Riforme, o adesso o mai più, sembra dire Nencini. E l’Alto Adige può fungere da esempio su alcuni temi che riguardano il mondo del lavoro, come ad esempio la formazione duale o il patto generazionale portato avanti dalla Provincia.
L’occasione per fare il punto sull’occupazione e sulle politiche del lavoro in Italia con uno sguardo in chiave europea alla luce delle prossime elezioni è stata la tavola rotonda organizzata ieri a Bolzano dal centro culturale Salvemini. Insieme a Nencini, il vicepresidente del consiglio provinciale Roberto Bizzo, il presidente degli artigiani Cna Claudio Corrarati ed i sindacalisti Alfred Ebner (Cgil) e Anton von Hartungen (Cisl). Con loro anche Rita Cinti Luciani, sindaco di Codigoro (Ferrara), esponente socialista e candidata alle europee nella lista del Pd nella nostra circoscrizione. A moderare il dibattito il direttore dell’Alto Adige, Alberto Faustini.
«La prima questione è proprio quella della redistribuzione della ricchezza, tema da sempre cavallo di battaglia della sinistra europea, ma che rischia di rimanere un miraggio se la ricchezza non la si crea», evidenzia il viceministro, fotografando una situazione italiana non certo rosea. «Siamo primi in Europa per negozi compro-oro, pizze al taglio e botteghe dove si fanno i tatuaggi», spiega Nencini. Nobili occupazioni, ma segno della crisi. «Al contrario abbiamo pochi infermieri e li importiamo dall’Europa orientale, perché ci sono lavori che i nostri figli non vogliono più fare», ancora l’esponente del governo. «L’atto unico sul lavoro è un pezzo del sistema. Ci si muove comunque su due direttrici: da un lato il mantenere le tutele di base per i lavoratori e dall’altro una maggiore flessibilità», sintentizza Nencini.
Quest’ultimo conosce bene anche il sistema della formazione duale che in Alto Adige funziona bene. «Certo, l’Italia è formata da realtà diverse e la provincia di Bolzano non è la Calabria, per cui bisogna ragionare con calma su questo argomento», sottolinea il viceministro. L’imperativo è quello di uscire dalla crisi. «Dopo 7 anni e mezzo c’è l’obbligo di fare riforme strutturali».
Per Roberto Bizzo «l’Europa con differenti sistemi fiscali e di welfare ha bisogno di regole comuni, ma salvando le specificità. L’esempio dell’apprendistato - soprattutto tra gli altoatesini di lingua tedesca - è quello di persone che svolgono un’occupazione con orgoglio». Altro tema, quello del rapporto Stato-autonomie. «Mi auguro che non si torni a nuove forme di centralismo statale», ancora Bizzo.
Sulle regole da armonizzare a livello Ue si sofferma anche Corrarati (Cna). Mentre i sindacati sottolineano la necessità che «la fretta delle riforme non porti a saltare il dialogo con le parti sociali». A pagare lo scotto delle nuove regole non devono essere i lavoratori. E l’Europa potrebbe impegnarsi di più per il sociale e per i salari delle persone. Insomma, ci vorrebbe più coraggio.


