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BOLZANO. Pagamenti in ritardo e difficoltà nell'ottenere crediti stanno mettendo in ginocchio le imprese. Non sarà un caso che a gennaio 2013 sono sparite 858 imprese a fronte di 351 nuove iscrizioni alla Camera di commercio (fonte Ire). Ed anche se la cancellazione dall’apposito registro capita spesso a fine o inizio anno, il dato è comunque allarmante. Si associa, in negativo, a tempi di pagamenti che anche in Alto Adige arrivano a medie di 52 giorni, che toccano quota 78 quando si tratta di pubblica amministrazione.
È un vero e proprio grido d'allarme quello lanciato dalle organizzazioni imprenditoriali. Manca liquidità e le aziende non hanno più ossigeno. Per pagare fornitori, dipendenti e realizzare un guadagno dalle loro attività. «La situazione è drammatica in Italia, ma il problema esiste anche qui», sottolinea il presidente di Assoimprenditori Alto Adige, Stefan Pan. Si tratta di velocizzare i tempi di pagamento, ad iniziare da quelli della mano pubblica. Ma anche di utilizzare nel migliore dei modi le cooperative di garanzia Confidi e Garfidi. La Cna chiede ad esempio che la Provincia si faccia carico di spedire delle lettere credenziali alle banche, in modo che un imprenditore possa ottenere un prestito quando è sicuro di avere ottenuto un pubblico appalto. «Oggi gli istituti bancari non concedono il credito neppure quando il titolare di una ditta si presenta con in mano l'aggiudicazione di un appalto», afferma il presidente Cna, Claudio Corrarati.
L'associazione degli artigiani ha fatto quattro conti. «I pagamenti in Alto Adige avvengono con una media di 78 giorni per lavori pubblici che diventano una novantina di giorni nel settore della sanità», ancora Corrarati. Una media complessiva, stando almeno alle stime Ire (Camera di commercio) riferite al 2012, parla di 52 giorni per i pagamenti in Alto Adige, contro i 36 della media europea ed i 25 in Austria. Il raffronto, qui, viene fatto non tanto con la catastrofica situazione del resto d'Italia (193 giorni di media),ma con i Paesi europei più virtuosi.
Eppure c'è una legge statale che dallo scorso gennaio impone di fissare a 30 giorni il termine ordinario per il saldo delle fatture nelle transazioni commerciali tra enti pubblici e aziende private. «Le grandi imprese hanno spalle più larghe, ma la stragrande maggioranza degli imprenditori sono medio-piccoli, per cui tutto quello che possa accelerare i tempi dei pagamenti è benvenuto. Si tratta di rimettere in moto un circolo virtuoso che permetta alle aziende di avere liquidità e crediti per fare impresa e mantenere i posti di lavoro», spiega Stefan Pan. Per quest'ultimo la Provincia «eviti i blocchi nei pagamenti, come è capitato lo scorso anno, che mettono presione soprattutto alle piccole imprese». Il presidente di Assoimprenditori è convinto che «tanti problemi si risolverebbero da soli, se il circuito virtuoso si rimettesse in moto».
Nel Balpaese tutto aspettano che il governo Monti metta in pratica quanto affermato di recente. Ovvero lo sblocco di 20 miliardi per quest'anno e di altri venti nel 2014 per pagare i debiti della pubblica amministrazione verso le imprese. «Ancora pochi», spiega Corrarati. La crisi è crisi per davvero. Gli artigiani Apa appoggiano l'osservatorio avviato da Confartigianato contro i «cattivi pagatori», a proposito dei 30 giorni previsti per legge. «La nuova normativa fortemente voluta da Confartigianato è indubbiamente decisiva per ristabilire etica e correttezza sia nei rapporti economici tra imprese e pubblica amministrazione, che in quelli tra imprese committenti e subfornitrici», rimarca il presidente Apa, Gert Lanz. L’Apa plaude alla moratoria di tre mesi decisa dall’Abi sui crediti verso le piccole e medie imprese.
Ci sono i ritardi tra pubblico e privato e quelli tra soggetti esclusivamente privati. Qui, a cascata, il committente sposta nel tempo il pagamento «fino al momento in cui non è tutto in ordine, quando c’è la capogruppo e subappaltatori è ancora peggio», evidenzia Corrarati. Passano mesi. Casi concreti? «Le imprese che lo scorso anno hanno eseguito i lavori al Monumento alla Vittoria stanno ancora aspettando di essere pagate», ancora Corrarati.
Un gatto che si morde la coda: tutto e fermo e anche nel «dorato» Alto Adige la crisi sta facendo pagare il suo prezzo ad imprese e lavoratori.


