BOLZANO. Assoimprenditori Alto Adige fissa le priorità per dare un’occupazione ai giovani, riformando il mercato del lavoro. Capisaldi sono l’abbassamento del costo del lavoro, l’apprendistato, la semplificazione ed il decentramento contrattuale e la riqualificazione professionale. La riforma del mercato del lavoro è stata al centro di una recente riunione della giunta esecutiva di Assoimprenditori Alto Adige, in cui il presidente Stefan Pan ha avuto modo di confrontarsi con i colleghi imprenditori sull’importante riforma che dovrebbe portare l’Italia verso una regolamentazione ed una semplificazione del mercato del lavoro che si avvicinino agli standard europei.

«Lo statuto dei lavoratori risale al 1970. Da allora è cambiato il mondo, anche quello del lavoro. Servono regole al passo con i tempi che permettano di superare la gabbia nella quale sono finiti i nostri giovani: disoccupazione giovanile oltre il 40 per cento e tra i giovani, che lavorano, nemmeno la metà ha un posto fisso. Il “Global Competitiveness Report” del World Economic Forum colloca l’Italia al 136° posto (su 144 Paesi) per efficienza del mercato del lavoro. E’ per dare un’occupazione ai nostri giovani che occorrono regole moderne, altrimenti si rischia di creare una sorta di apartheid con giovani senza un lavoro oggi e senza una pensione domani», sottolinea Stefan Pan. «Ogni assunzione è un investimento per il futuro. Nessun imprenditore assume con l’intenzione futura di licenziare, ma in casi estremi bisogna prevedere la possibilità di interrompere il rapporto di lavoro, così come avviene in molti altri Paesi europei, a partire dalla Germania», affermano gli imprenditori. La rigidità del mercato del lavoro viene vista come uno dei maggiori ostacoli per investire in Italia.

Apprendistato. Apprendistato come modello vincente per l’inserimento lavorativo dei giovani. Il sistema di formazione duale altoatesino è avanzato a «best practice» nazionale. Un tasso di disoccupazione giovanile quattro volte inferiore a quello nazionale dimostra la bontà di questo modello che può essere applicato a tutti i settori economici e trae la sua forza dal coinvolgimento di tutti i soggetti interessati (imprese, sindacati, scuole, amministrazione pubblica).

Busta paga. Le imprese italiane hanno il costo del lavoro più alto d’Europa, ma gli stipendi netti sono molto al di sotto di quelli, ad esempio, pagati in Germania. Oggi per ogni 100 euro netti incassati da un dipendente, altri 120 vanno allo Stato sotto forma di tasse e contributi. Un peso di questo tipo è insostenibile sia per l’azienda, sia per i lavoratori. Il rapporto va invertito: con uno Stato più snello ed efficiente questo è possibile.

Premiare chi merita. Bisogna puntare sulla semplificazione ed il decentramento contrattuale: consentono di premiare chi lavora di più e meglio e di conseguenza permettono di migliorare la produttività. Lo stesso vale per la detassazione relativa agli elementi premiali del contratto che garantiscono, a chi si impegna maggiormente sul lavoro, una retribuzione netta maggiore.

Ritorno al lavoro. Chi è senza lavoro va sostenuto in primo luogo attraverso le politiche attive come la garanzia giovani o la riqualificazione professionale: l’obiettivo primario deve essere quello di reinserire il prima possibile nel mercato del lavoro chi non ha un’occupazione.