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BOLZANO. «Bisogna affrontare la questione previdenziale nel suo complesso». Lo afferma la deputata del Pd, Luisa Gnecchi, prendendo lo spunto dalla questione del rimborso per le pensioni sopra i 1.400 euro lordi (blocco dell’indicizzazione per gli anni 2012 e 2013). «La sentenza della Consulta dimostra anche che c'è una grande differenza tra governi di centrodestra e centrosinistra. La Corte fa presente quanto siano stati corretti gli interventi 2006/2008 del governo Prodi», sottolinea Gnecchi.
Il testo iniziale del decreto del Governo Monti prevedeva il blocco della perequazione delle pensioni a partire, addirittura, dagli importi superiori a due volte il minimo. «Una difficile battaglia parlamentare del Partito democratico, e la protesta dei sindacati, in particolare dei pensionati ottenne che quel limite fosse portato almeno a tre volte il trattamento minimo (1.405 euro lordi). Fu comunque un intervento pesante, che gravò su redditi tutt’altro che alti e con un perdita che sarebbe stata permanente», ancora la parlamentare del Pd.
«Nella sentenza, la Corte Costituzionale ha ricordato, tra le altre cose, che una analoga operazione condotta dal governo Prodi nel 2007 ha passato il vaglio di costituzionalità: in quella occasione, la soglia individuata fu di otto volte il minimo, quindi quasi 4.000 euro, furono contemporaneamente introdotte normative redistributive e solidaristiche sempre all'interno del sistema previdenziale (la revisione dello scalone, i lavori usuranti e la quattordicesima per le pensioni più basse)», spiega Luisa Gnecchi. Il blocco deciso nel “salvaItalia” è stato dichiarato incostituzionale, dunque, perché sono stati penalizzate pensioni di importo medio-basso, non è stato previsto alcun criterio di progressività; il blocco non è stato motivato con ragioni di solidarietà interna al sistema, e secondo una “razio redistributiva del sacrificio”, ma con il generico richiamo alla “situazione finanziaria”.
«Il governo, come già ha chiesto Damiano, come presidente della commissione lavoro della Camera, deve convocare un tavolo di discussione con i sindacati confederali e dei pensionati per affrontare complessivamente il problema e, aggiungo io, ascoltare i parlamentari che si occupano di previdenza da tempo ed in modo competente», evidenzia la deputata altoatesina. E poi c’è un problema più generale. «Il problema della correzione della riforma delle pensioni non si pone soltanto sul tema delle indicizzazioni, ma anche per la mancanza di un criterio di flessibilità per l'uscita dal mondo del lavoro, per l’innalzamento dell'età per la pensione di vecchiaia delle donne senza gradualità che crea per donne nate nello stesso anno differenze fino a 3 anni per la decorrenza del trattamento pensionistico, la condizione degli esodati, le ricongiunzioni onerose, quota 96)», così Gnecchi.
«Nessuno parla della pensione di vecchiaia delle donne, ma sono state veramente le maggiori vittime di tutta la scorsa legislatura, governo Berlusconi e governo Monti. È necessario, a maggior ragione dopo la sentenza, affrontare il tema previdenza nel suo complesso, facendo in modo che questa vicenda sia motivo per riaprire il “cantiere previdenza”, e non per seppellirlo definitivamente», chiude la deputata del Pd.
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