BOLZANO. È sempre più ardito per un giovane aspirare a trovare un’occupazione nel pubblico impiego, men che meno con un contratto a tempo indeterminato. A stabilirlo, tra le altre cose, è uno studio dell’Istituto Promozione Lavoratori focalizzato sul settore e presentato ieri.

Negli ultimi quattro anni (le statistiche fanno riferimento a fine 2013), per esempio, la possibilità di trovare un accordo di lavoro stabile si è ridotta complessivamente di cinque punti percentuali passando dal 28,3% del 2009 al 23,4% del 2013. Il ritmo è di più di un’unità piena all’anno. La quota dei giovani occupati, inoltre, è scesa del 2,5% sul totale mentre sull’altro piatto della bilancia saliva dell’8,1% quella degli anziani. L’età media è arrivata a 44,1 anni e nel solo comparto dell’amministrazione lievita a 45,7. «Valori che sollecitano una domanda importante - le parole del direttore dell’Istituto Stefano Perini - sulle possibilità del know how moderno di penetrare in questo settore. Non solo, vanno sviluppati sul territorio dei modelli per reagire in modo adeguato all’invecchiamento in diverse sezioni. In ultima analisi abbiamo bisogno di un monitoraggio serio sull’andamento del pubblico impiego nella nostra provincia sia per quanto concerne le forme di contratto sia per il fabbisogno programmatico di figure professionali».

Lo studio, comunque, ha tenuto uno sguardo ampio su tutte le forme di pubblico impiego. I dati evidenziano un aumento sensibile dei contratti part time e rappresentano un pubblico impiego sempre in grado di offrire un certo margine di sicurezza a chi si inserisce. Il 76,6% dei lavoratori, infatti, gode di un contratto a tempo indeterminato, a tempo pieno o part time. Le forme di lavoro autonomo atipico, invece, sono praticamente inesistenti e si attestano su una percentuale rasoterra allo 0,7% (riguardano, per lo più, Eurac e Lub). Nell’ambito del tempo dimezzato sono le donne a scegliere sempre più queste forme che meglio conciliano il lavoro con la famiglia. Questi contratti, infatti, sono aumentati del 4,8 tra le dipendenti mentre tra gli uomini la crescita è più contenuta (+1,2%). «Il pubblico impiego - chiude la collaboratrice Ipl Heidi Flarer - è in grado di farsi carico del bisogno sociale». (a.c.)