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BOLZANO. Se la crisi colpisce duro, falcidia anche gli agenti di commercio. Lo hanno ribadito i rappresentanti altoatesini Fiarc iscritti a Confesercenti, riunitisi nei giorni scorsi per fare il punto (drammatico) della situazione e cercare assieme delle soluzioni.
Come sintetizza il presidente provinciale Fiarc Federico Tibaldo, le richieste delle ditte mandanti sono sempre di più: incremento del fatturato, acquisizione di nuovi clienti, conservazione dei clienti attivi, fidelizzazione degli stessi. Anche gli agenti vorrebbero le stesse cose, ma si tratta di obiettivi ambiziosi in un mercato sempre più competitivo con un’offerta nettamente superiore alla domanda e un calo generalizzato dei consumi.
Gli strumenti a disposizione per raggiungere gli obiettivi ci sarebbero, ma non sono efficaci. La quota di ammortamento dell’auto è ferma all’anno di competenza 1996: meno costi deducibili e ricavi tassabili. Poi c’è il costante rincaro dei carburanti, cresciuti del 111% in dieci anni. I pedaggi autostradali sono cresciuti in un decennio del 49,1%. Si registra poi un peggioramento degli indici degli Studi di settore, mentre la quota forfettaria delle spese non documentate è bloccata da sempre.
Da parte dei Comuni, inoltre, c’è un inasprimento delle limitazioni alla circolazione degli automezzi (dei rappresentanti e non) nei centri urbani, cui va ad aggiungersi un costante e puntuale aggiornamento delle tariffe orarie dei parcheggi, i cui scontrini non sono deducibili dai costi. A questo si deve aggiungere la quasi impossibilità a parcheggiare gratis, mentre le sanzioni per divieto di sosta o sforamento dei tempi di sosta raggiungono importi esagerati.
I contratti di agenzia, inoltre, sono disseminati di clausole vessatorie, di trappole, addirittura di «richieste allucinanti o semplicemente impossibili da soddisfare, con penalità improponibili».
Le richieste di incrementi delle vendite sono in questo stato di cose «impossibili da raggiungere», mentre le richieste di riduzione delle provvigioni non solo su singoli affari ma generalizzate «sono assurde». Ci sono poi da considerare le violazioni del patto di esclusiva attraverso la vendita direzionale a grossisti con propria forza di vendita, anziché concessionari di zona.
E dove mettere «l’aumento dei ritardi nei pagamenti delle provvigioni o l’incapacità a competere in modo efficace fornendo strumenti adeguati per gli agenti di vendita?».
Se non cambia qualcosa, così il presidente Tibaldo, da parte dello Stato, della Pubblica amministrazione, delle ditte mandanti, «molti colleghi saranno costretti a gettare la spugna, con grave danno per l’economia del Paese». Si tenga conto che il 65% del Pil nazionale è ottenuto tramite l’intermediazione degli agenti di commercio, che in Italia sono oltre 300 mila, in Alto Adige oltre 1.700.
Alla Provincia si chiede un contributo sull’acquisto dell’auto, sul modello di quanto previsto dalla Provincia di Trento. Allo Stato si chiedono l’aumento della quota di ammortamento dell’auto, sulla base dei costi attuali; uno sconto sulle accise dei carburanti; uno sconto sulle tariffe autostradali; un trattamento migliore della quota forfettaria di deduzione sulla base di quanto riconosciuto agli autotrasportatori; Infine, la modifica della norma di legge che impedisce agli agenti di commercio di integrare il reddito di impresa con il reddito, eventuale, di lavoro dipendente. In tanti, per integrare, al sabato lavorerebbero qualche ora come cameriere, come barista. Peccato che ora come ora non possano farlo.
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