BOLZANO. Assetto istituzionale, spesa pubblica, politica ed economia. Quattro settori in cui, secondo Toni Serafini, c’è bisogno di profondi cambiamenti. Prosegue con il segretario provinciale della Uil/Sgk il forum sui temi economici avviato dall’Alto Adige. «Ricordiamo che con la nostra autonomia siamo in grado di agire con velocità su tutta una serie di problemi. Prendiamo l’assetto istituzionale. Secondo il mio sindacato 116 Comuni in Alto Adige, di cui 42 sotto i 2 mila abitanti, sono troppi. Stesso discorso per i comprensori: rispetto ai 7 attuali ne basterebbero 4 o 5 per aree omogenee», sottolinea Serafini.

Comuni, comprensori. Poi c’è l’ordinario apparato burocratico della Provincia. C’è bisogno di una riorganizzazione come chiedono a gran voce gli imprenditori?

«La burocrazia non è una cosa negativa in sé, se permette al cittadino di avere servizi rapidi ed efficienti. Ridurre le ripartizioni provinciali a 25 e gli uffici ad un massimo di 160, mi pare un passo che va nelle giusta direzione. Bisogna diminuire i centri di decisione, con percorsi chiari per i cittadini e regole per i funzionari».

Anche in tempi di crisi i bilanci degli enti pubblici, dalla Provincia alla Regione rimangono piuttosto corposi. Denaro che viene utilizzato nel migliore dei modi?

«La regola migliore per i soldi pubblici dev’essere quella del criterio costi-benefici, ovvero se un determinato servizio pubblico necessita o meno di una certa quantità di denaro. Prendiamo la polemica sulla Camera di commercio. In Regione è stato stoppato un contributo di oltre 4 milioni. Gli imprenditori si lamentano, ma ricordiamo che la stessa Camera di commercio ha 43 milioni di euro in Bot: allora significa che non utilizza al meglio tutte le risorse che ha a disposizione, tra cui i 9 milioni che arrivano dalla Provincia».

C’è chi sostiene che anche nei settori dell’energia e della sanità le cose non vadano nel migliore dei modi.

«Sempre con il criterio costi benefici, non sono forse troppe 23 aziende pubbliche e private che in provincia di Bolzano si occupano di energia elettrica, dove ci sarebbe bisogno di una razionalizzazione. Oppure la sanità. Abbiamo 7 ospedali: ne bastano 5. Vipiteno e San Candido potrebbero diventare dei presidi, con pronto soccorso e day hospital. Si tratta di riconvertire le strutture, prendendosi il tempo e la voglia di farlo».

E il bilancio della Provincia?

«Rivederlo in maniera seria, la spesa corrente è ancora troppo elevata, si spenda di più per gli investimenti. Anche i contributi: non siano a pioggia ma mirati a progetti definiti».

L’economia mostra segnali di stasi. Cosa fare per ridare slancio ad alcuni settori fortemente in crisi, come ad esempio l’edilizia?

«Puntare su ricerca ed innovazione, certamente. Per l’edilizia occorre indirizzarsi sul risanamento energetico e sulla manutenzione. L’agricoltura tiene, ma non è giusto dare contributi uguali a contadini di montagna e di fondovalle. E qualche opera pubblica è indispensabile, penso alla statale 12 in galleria a Bolzano, da Maso della Pieve a Campiglio».

In ogni posto dove si va in albergo si paga, come turista, una tassa. In Alto Adige ancora no. Serve questo balzello?

«Certo che dev’essere introdotto, è l’unica vera tassa europea e come turista si paga dappertutto. In questo modo si avrebbero risorse da destinare al settore turistico, liberandole dal bilancio provinciale».

Tasse e imposizione fiscale, va bene così?

«Naturalmente la pressione fiscale è troppo elevata per chi le tasse le paga, ed è un tema nazionale. Si tratta di continuare con la lotta all’evasione fiscale, ed a livello locale, bisogna intensificare la collaborazione tra Agenzia delle entrate, Provincia e Comuni».

Doppie elezioni in provincia di Bolzano nel 2013. Cosa chiede alla politica?

«Innanzitutto la concertazione in vista del bilancio provinciale 2014. A livello nazionale ci sono stati più rigore e meno equità. Assurdo che le Fondazioni bancarie non paghino l’Imu. Sui dipendenti provinciali ricordo che la contrattazione è ferma da anni e si è perso negli ultimi due circa il 6% in termini di potere d’acquisto. La politica deve ridare fiducia: in questo senso la Provincia non si è dimostrata all’altezza sul caso Sel e non dà l’idea di sapere in che direzione voglia andare».