BOLZANO. Le retribuzioni dei trentini hanno perso il 13,2 per cento del loro potere d'acquisto negli ultimi dieci anni. Quelle degli altoatesini il 20,4, il dato più alto in Italia. Lo sostiene il Geography Index Report dell'Osservatorio Jobpricing, la ricerca che ogni anno analizza le retribuzioni in Italia a livello regionale e provinciale. Dall'indagine emerge che nel 2024 la retribuzione globale annua (Rga) media nazionale si attesta a 32.402 euro, segnando un aumento del 3,1% rispetto all'anno precedente. Per Rga si intende la somma della retribuzione annua lorda (la cosiddetta Ral) e di tutti gli elementi retributivi variabili (indennità, trasferte e tredicesima/quattordicesima).
 

La crescita della retribuzione globale conferma una tendenza positiva iniziata dopo un lungo periodo di sostanziale stagnazione: nel 2022 l'aumento era stato del 3,3% e nel 2023 del 2%. In cima alla classifica per capoluoghi c'è Milano con una retribuzione globale annua media di 38.544 euro, oltre duemila euro in più di Bolzano, seconda in classifica con 36.167 euro (11,6% in più della media nazionale). Trento è ventesima (due posizioni guadagnate rispetto all'anno precedente) con una retribuzione globale media di 32.658 euro, lo 0,8 per cento in più della media. In Trentino la retribuzione annua è cresciuta del 10,3 per cento in 10 anni, a Bolzano del 9.Tutto bene, dunque? Non proprio. Perché in questi anni, oltre alle retribuzioni sono aumentati anche i prezzi, ovvero l'inflazione.

E in Trentino Alto Adige essa è aumentata più che altrove. A Bolzano la forbice dei prezzi tra il 2015 e il 2024 è stata del 29,4 per cento, a Trento del 23,5. Cosa se ne desume? Che i due capoluoghi alpini sono i territori in cui il potere d'acquisto è calato in maniera più pesante. Bolzano è in cima alla classifica con una flessione del 20,4 per cento. Poco dietro c'è Genova, quinta in Italia per retribuzioni ma con una perdita di potere d'acquisto molto elevata anche a causa di un'inflazione molto impattante nel lungo periodo. Trento è al decimo posto con un -13,2 per cento. In termini di perdita di potere di acquisto, tra le regioni del Nord Italia risultano peggio della media nazionale sia la Lombardia che l'Emilia Romagna. Anche alcuni capoluoghi del sud sono nella parte alta di questa non invidiabile classifica. Parliamo di Napoli, Catania e Palermo, dove in questi anni si è assistito ad un'inflazione elevata e ad un aumento delle retribuzioni non così elevato. All'opposto, la graduatoria indica tre città in cui l'aumento di prezzi e retribuzioni ha avuto andamento opposto ma di pari valore, in cui quindi non c'è stata una reale perdita di potere d'acquisto: si tratta di Reggio Calabria, Campobasso e Potenza.