BOLZANO. Nove studenti su 10 della Libera università di Bolzano considerano il tirocinio effettuato durante il periodo di studio un evidente vantaggio per sé stessi, ma anche per l’azienda che ospita il tirocinante. Lo evidenzia lo studio dell’Ipl ( Istituto promozione lavoratori) presentato ieri. Un valore aggiunto anche per la stessa Lub: viene infatti confermata l’attrattività dei suoi corsi di studio che includono anche forme di tirocinio. Dalla terza indagine effettuata dall’Ipl tra i tirocinanti emerge, inoltre, che quasi la metà delle persone che studiano a Bolzano vorrebbe cercare lavoro in Alto Adige.

«I tirocini svolti durante lo studio universitario aumentano enormemente le possibilità dei laureati, una volta che questi si affacciano sul mercato del lavoro. È fondamentale però che i tirocinanti possano ricavarne un valore aggiunto in termini di preparazione», sottolinea la professoressa Gabriella Dodero, pro-rettrice agli studi della Lub.

Dall’indagine basata sulle risposte di 230 studenti (che hanno svolto uno o più tirocini nel 2014) emerge un quadro molto chiaro: il 90% dei tirocinanti indica di aver svolto attività utili per loro e per l’azienda; solo il 9% ritiene di essere stato soprattutto un factotum. Le esperienze di apprendimento durante i tirocini ottengono prevalentemente giudizi positivi. Su una scala da 1 (insufficiente) a 7 (molto buono) gli studenti si esprimono positivamente sulla possibilità di conoscere un nuovo settore (valore medio 6,0), sull’apprendimento di elementi significativi per la propria professione (5,9) e sull’opportunità di sviluppare un metodo di lavoro pratico (5,8). È raro che i tirocinanti vengano impiegati solo per lo svolgimento di lavori di routine. A favore della qualità dei tirocini parla anche il fatto che gli studenti raccomanderebbero ad altri il proprio tirocinio, il 60% addirittura senza limitazioni.

Un tirocinio effettuato nel corso degli studi facilita l’ingresso nel mercato del lavoro. «Anche i dati annuali di AlmaLaurea ci dimostrano che i nostri laureati, al termine degli studi, trovano più facilmente lavoro grazie alla combinazione di tirocinio e plurilinguismo. - afferma il direttore dell’università, Günther Mathà - per questa ragione sosteniamo con convinzione la pratica del tirocinio».

Gli studenti individuano le esigenze del loro lavoro e allacciano contatti. Viceversa il datore di lavoro ha l’opportunità di conoscere le potenzialità delle prestazioni di eventuali futuri canditati. Finito il tirocinio a quasi il 22% dei tirocinanti vengono offerte ulteriori forme di collaborazione con l’azienda ospitante. Cauto l’ottimismo espresso dagli studenti universitari quando si tratta di valutare le proprie prospettive lavorative: «Abbastanza buone per gli studenti del settore informatico (5,4) e di design e arti (5,4), mentre risultano piuttosto contenute per gli studenti di economia (4,7) e di scienze della formazione (4,5)», constatano Werner Pramstrahler e Heidi Flarer, collaboratori dell’Ipl e autori dello studio. Terminati gli studi quasi la metà degli intervistati (47,2%) intende cercare lavoro in Alto Adige, mentre il 44,3% punta all’estero. Anche nel 2014 non emergono fattori che facciano supporre l’esistenza di una “generazione di tirocinanti”. «Gli attraenti posti di lavoro della futura “società del sapere” altoatesina vengono creati attivamente dalle aziende, dall’università e dalle parti sociali», riassume il direttore Ipl, Stefan Perini.