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Roma. <mc>[testo]produttività in calo, salari tra i più bassi tra i big dell'eurozona: è un paese stanco quello che emerge dalla fotografia scattata da istat e cgil. i dati sono relativi al 2019 e l'ipoteca sul nostro futuro scatenata dalla pandemia non c'entra.
Segnalano difficoltà radicate. secondo i numeri dell'istituto nazionale di statistica, per lo scorso anno la variazione del valore aggiunto in volume dei settori produttori di beni e servizi è stata «nulla», la produttività del lavoro si è ridotta dello 0,4%, quella del capitale (rapporto tra valore aggiunto e input di capitale) dello 0,8%, segnando in quest'ultimo caso un'inversione di tendenza dopo un periodo di crescita. questa volta non si tratta neppure di crescita al rallentatore, ma di marcia indietro con un affaticamento del sistema che viene da lontano.
Il tasso medio annuo di crescita della produttività del lavoro nel periodo 2014-2019 in italia, infatti, è stato dello 0,2% a fronte di una crescita media in ue dell'1,3%, anche se pure in altri paesi -secondo i dati provvisori per il 2019- si è registrata una battuta d'arresto: al -0,4% in italia ha corrisposto anche un -0,2% in germania mentre la dinamica restava positiva per gli altri principali partner europei, con incrementi dello 0,8% in spagna e dello 0,5% in francia e dello 0,2% nel regno unito, in forte rallentamento.
A sancire la mancata dinamicità dell'italia, d'altronde, ci sono i numeri della fondazione di vittorio sui salari: siamo penultimi, prima solo della spagna, tra le sei maggiori economie dell'eurozona per consistenza e minori incrementi con una media annua nel 2019 di 30 mila euro lordi annui.
Segnalano difficoltà radicate. secondo i numeri dell'istituto nazionale di statistica, per lo scorso anno la variazione del valore aggiunto in volume dei settori produttori di beni e servizi è stata «nulla», la produttività del lavoro si è ridotta dello 0,4%, quella del capitale (rapporto tra valore aggiunto e input di capitale) dello 0,8%, segnando in quest'ultimo caso un'inversione di tendenza dopo un periodo di crescita. questa volta non si tratta neppure di crescita al rallentatore, ma di marcia indietro con un affaticamento del sistema che viene da lontano.
Il tasso medio annuo di crescita della produttività del lavoro nel periodo 2014-2019 in italia, infatti, è stato dello 0,2% a fronte di una crescita media in ue dell'1,3%, anche se pure in altri paesi -secondo i dati provvisori per il 2019- si è registrata una battuta d'arresto: al -0,4% in italia ha corrisposto anche un -0,2% in germania mentre la dinamica restava positiva per gli altri principali partner europei, con incrementi dello 0,8% in spagna e dello 0,5% in francia e dello 0,2% nel regno unito, in forte rallentamento.
A sancire la mancata dinamicità dell'italia, d'altronde, ci sono i numeri della fondazione di vittorio sui salari: siamo penultimi, prima solo della spagna, tra le sei maggiori economie dell'eurozona per consistenza e minori incrementi con una media annua nel 2019 di 30 mila euro lordi annui.


