Milano.<mc> [testo]mps chiude anche il 2020 in perdita, 1,69 miliardi dopo il miliardo del 2019. siena sconta 1,3 miliardi di costi straordinari, tra cui 984 milioni di accantonamenti, in gran parte per far fronte alle richieste di danni degli ex azionisti, e 154 milioni di costi di ristrutturazione per gli esodi incentivati del quarto trimestre e per l'operazione hydra. contribuiscono al risultato 748 milioni di rettifiche su crediti, di cui 348 milioni causate dalla pandemia di covid-19, nonostante un portafoglio sempre più pulito - lo stock di crediti deteriorati netti è sceso da 3,9 a 2,2 miliardi e l'npe ratio (rapporto tra crediti deteriorati e totale dei crediti erogati) lordo al 3,4% secondo i nuovi criteri eba - e la svalutazione per 340 milioni del valore delle attività fiscali differite (dta). il «rosso» a siena non è una novità, e non solo per ragioni politiche. in un decennio la banca ha accumulato 23,5 miliardi di perdite, complici l'acquisizione sbagliata di antonveneta, lo scandalo dei derivati e una gestione del credito che, anche a causa della crisi, ha prodotto una montagna di npl. i 18,5 miliardi chiesti al mercato dal 2011, di cui 5,4 dei contribuenti, sono stati quasi tutti bruciati (la banca ne capitalizza 1,3), lasciando in eredità un contenzioso da 10 miliardi. e un nuovo aumento è in agenda nel 2021, sia che la banca trovi un partner, come auspicato dal tesoro e come il mercato si attende che «auspichi» anche mario draghi, sia che continui da sola, come sperano i 5 stelle, convinti che, dopo un'ultima pulizia, siena possa essere rilanciata.