Roma.<mc> [testo]un nuovo monito, l'ennesimo, arriva dalla bce alle banche europee per non lasciarsi sorprendere dal balzo dei crediti deteriorati che arriveranno a causa della crisi covid quando scadranno le moratorie. il presidente del consiglio di vigilanza di francoforte andrea enria nell'illustrare l'analisi srep 2021 tende la mano da un lato al comparto bancario assicurando la continuità «dell'approccio pragmatico» e flessibile ma dall'altro ribadisce senza giri di parole che molti crediti deteriorati sono ancora occulti nei bilanci. enria non si sbilancia sulle aggregazioni, rifiuta di commentare l'ipotesi unicredit-mps ma si limita a dire che «le fusioni possono essere una strada» per la sostenibilità del business bancario. in cima all'agenda della banca centrale (e anche della nostra banca d'italia come ha ribadito più volte anche il governatore visco) c'è un possibile «cliff effects»,ovvero un balzo dei prestiti deteriorati quando la pandemia terminerà e finiranno le misure d'emergenza. si tratta di una somma minore dei 1400 miliardi di euro stimata proprio dalla bce a inizio novembre ma che continua a essere imponente. per questo occorre «agire» preventivamente distinguendo sin da subito i crediti con probabilità di non essere ripagati. le moratorie, riconosce, sono state utili per «dare respiro a banche e clienti» ma rischiano appunto di provocare una vasta massa non trasparente di npl e utp creando problemi alle stesse banche nel riconoscerli. solo in italia i crediti «congelati» ammontano a 300 miliardi di euro.