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Roma.<mc> [testo]le concessionarie autostradali fanno muro contro la rivoluzione nelle tariffe voluta dall'autorità di regolazione dei trasporti. la consultazione pubblica avviata dall'authority ha prodotto un coro quasi unanime di critiche, riassunte nel giudizio dell'aiscat, l'associazione delle concessionarie, che contesta a monte il contenuto della delibera denunciando «vizi di incompatibilità costituzionale e comunitarie» e l' «incompetenza e carenza di potere» dell'autorità. un quadro che ha portato la maggiore concessionaria, autostrade per l'italia, ad impugnare la delibera davanti al tar. nel mirino delle società autostradali, la delibera n. 16 dell'autorità guidata da andrea camanzi, che consente di modificare le tariffe non solo per le nuove concessioni, ma anche per quelle in essere; introduce l'utilizzo del price cap per tutti; introduce un articolato meccanismo di penalità/premi per la qualità dei servizi offerti. l'obiettivo, arrivare ad un unico sistema di determinazione dei pedaggi uguale per tutti, in un sistema che attualmente presenta 6 diversi criteri tariffari. ma le concessionarie non ci stanno e stigmatizzano le modifiche dell'autorità. si tratta di una «revisione unilaterale» del sistema tariffario che viola le norme, attacca l'aiscat, che ravvisa un altro «profilo di grave illegittimità» nell'ampliamento dell'ambito oggettivo di applicazione del nuovo sistema tariffario e accusa l'autorità di aver «ecceduto i limiti dei propri poteri consultivi». l'associazione delle concessionarie sceglie quindi di non formulare alcuna proposta di integrazione o modifica. aspi, che invece presenta delle osservazioni ma precisando che questo non costituisce una condivisione, si è spinta fino ad impugnare la delibera presso il tar, contestando «radicalmente la legittimità del perimetro di applicazione del nuovo sistema tariffario», criticando la carenza di potere dell'art e ricordando che la propria convenzione già prevede un sistema basato sul price cap. inoltre le tariffe aspi sono già ampiamente sotto la media italiana e dell'ue, precisa la società.


