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Milano. <mc>[testo]vincent bollorè, a sorpresa, si allea con il finanziere joseph oughourlian, e insieme vanno all'attacco di lagardere, il gruppo editoriale francese dell'omonima famiglia: vogliono 4 posti in consiglio di sorveglianza e per ottenerli chiederanno «amichevolmente» un'assemblea ma sono anche disposti ad andare in tribunale. quando bollorè era entrato, ad aprile, nel capitale di lagardere, era stato paradossalmente proprio per andare in soccorso di arnaud lagardere, minacciato all'assemblea del 5 maggio dal fondo attivista che voleva ribaltare il cda, criticando già da un anno la gestione e deluso dalle performance negative del titolo in borsa. l'establishment francese aveva fatto quadrato intorno alla famiglia lagardere che possiede la casa editrice hachette, radio europe 1 e tra gli altri paris match. in assemblea con l'aiuto del fondo del qatar, di marc ladret de lacharrière e appunto vivendi, l'attacco di amber - che chiedeva la revoca di sette membri per farne entrare altri otto - era stato respinto. arnault lagardere, consigliato da rotschild doveva aver intuito però le mosse di bollorè, nonostante il finanziere assicurasse di voler fare solo un investimento finanziario e aveva rafforzato il capitale facendo entrare bernard arnault a monte, nella holding lagardère capital & management che di fatto controlla il gruppo editoriale con il 7% del capitale. vivendi ora vuole di più. ad avvicinare il primo e il secondo azionista (rispettivamente con il 23 e il 20%) è stata la semestrale che i due definiscono «pessima», con un rosso di 498 milioni di euro (contro un utile già risicato di 72 milioni di euro nel 2019), ricavi in calo del 38% a 2 miliardi e una perdita operativa di 218 milioni. invece di aspettare a marzo la scadenza del mandato di arnault lagardere, i due soci si sono legati a un patto, che prevede anche un diritto di prelazione reciproco sulle azioni lagardère in portafoglio e nei prossimi giorni i due soci chiederanno la convocazione di una nuova assemblea dove si impegnano a sostenersi a vicenda nella richiesta di una rappresentanza in consiglio.


