BOLZANO. Ricerca dell’Ipl (Istituto promozione lavoratori) sulla conciliazione famiglia-lavoro in Alto Adige. Lo studio fornisce un quadro delle diverse misure di conciliazione già adottate nella nostra provincia, rilevando da un lato la diffusa informalità delle iniziative già presenti, e dall’altro la pressante necessità di introdurre nuove misure. «Serve un nuovo slancio alla responsabilità sociale d’impresa, di cui la conciliazione famiglia-lavoro rappresenta un importante tassello operativo», sottolinea l’Ipl. La conciliazione famiglia-lavoro è uno dei 12 temi emersi dalle serate di discussione recentemente promosse dall’assessorato alla famiglia, quale base di partenza della nuova Agenzia provinciale per la famiglia. Il tema della conciliazione è stato oggetto proprio di un recente studio dell’Ipl, nell’ambito del progetto Fse “Carta dei valori per una migliore organizzazione del lavoro: analisi e definizione in ottica di genere”. Nell’ambito di tale progetto Silvia Vogliotti, collaboratrice dell’Ipl, ha redatto un corposo rapporto di ricerca, frutto di una serie di interviste, indirizzate a far emergere gli elementi positivi ed innovativi legati alle misure aziendali di conciliazione famiglia-lavoro, nonché eventuali perplessità e difficoltà che sussistono nell’implementazione aziendale delle suddette misure conciliative.

Al fine di percepire una visione di quanto e come il concetto di conciliazione sia implementato in Alto Adige, le interviste sono state rivolte a manager e responsabili del personale di imprese locali, nonché ad alcuni testimoni privilegiati delle principali cooperative, dei sindacati e delle associazioni datoriali. L’analisi delle interviste ha permesso di raggruppare le misure di conciliazione attuate in provincia di Bolzano da imprese di ogni dimensione in quattro macro aree. La prima area dell’indagine riguarda le politiche dei tempi di lavoro. Si tratta dell’insieme di misure che flessibilizzano il posto di lavoro, sia in termini di orario che di allocazione della prestazione. Dalle interviste emerge che provvedimenti di flessibilità come la banca ore, gli orari flessibili, il «part-time» o «job-sharing» sono instaurabili soltanto in determinati contesti aziendali, in particolare in ambito amministrativo, mentre sono difficilmente applicabili in contesti di apertura al pubblico. Sono soprattutto le donne a chiedere il part-time.

La seconda macroarea emersa delle interviste riguardava una serie di misure a supporto della famiglia: molti intervistati si sono soffermati a lungo sulla paternità, in particolare sulla difficoltà dei padri nel chiedere il congedo parentale. Nonostante questo fenomeno rappresenti ormai un diritto dall’anno 2000, e non manchino buone pratiche (come quella dell’Ente bilaterale del commercio che aumenta la percentuale di retribuzione per i padri in congedo), le richieste da parte dei padri sono pochissime, quasi inesistenti.Tra i benefit sono molto diffusi i buoni pasto, nell’ottica di una breve pausa che permette di finire prima la giornata di lavoro. Riguardo alla quarta area (welfare aziendale) sono invece emerse poche iniziative di rilievo dalle interviste. In alcune aziende esiste un referente per la conciliazione e oltre a ciò, un’altra misura di rilievo positivo, è «mutual help», ovvero una società di mutuo soccorso che offre pacchetti di servizi e sussidi in ambito socio-sanitario ai cittadini e ai lavoratori dell’Alto Adige. Punto forte emerso dall’indagine è sicuramente la presenza nel territorio altoatesino di una diffusa cultura rispetto alla conciliazione famiglia lavoro.

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