BOLZANO. Un gigante tricolore da 36 mila dipendenti sparsi per il mondo - Iveco Group - si è dunque scisso in due: la divisione veicoli commerciali la prende Tata, il colosso indiano che si prepara a contrastare la concorrenza cinese, la difesa va a Leonardo, con lo Stato che tiene così il controllo di un settore strategico. Una geografia produttiva colossale, prima tenuta insieme da Exor Agnelli, con 19 siti industriali e 30 centri di ricerca. Ed è Bolzano a restare uno degli snodi, con la sua Iveco Defence, e Leonardo che si predispone a subentrarle in Zona, dentro un luogo molto identitario di eccellenza produttiva da oltre 900 dipendenti. Ieri a Roma, in un summit convocato al ministero del Made in Italy, Adolfo Urso ha visto scenari in crescita: «Questa operazione industriale, se ben strutturata, può aprire nuove prospettive di sviluppo, rafforzando la competitività complessiva». Per il responsabile del dicastero, proprio Iveco Defence confluita in Leonardo («il nostro campione nazionale» l’ha definito) diventa asset strategico proprio all’interno di un passaggio geopolitico che vede la Ue impregnata ad incrementare le proprie spese per la sicurezza.
 

Di fronte a Urso c’erano i sindacati. Divisi tra speranze di conferma dei livelli occupazionali e timori per quanto potrebbe accadere a settembre dove, in un secondo tavolo già convocato quando gli accordi saranno stati perfezionati, si dovrà passare dalle firme delle intese ai fatti. Marco Bernardoni, appena uscito dal confronto ministeriale, dice subito:

«Come sempre siamo stati convocati a cose fatte». E aggiunge, il segretario provinciale Fiom-Cgil: «Tata resterà al suo posto? E, ancora, la componente nazionale dei due settori sarà in grado di far valere le nostre prerogative, anche sul piano degli interessi strategici e occupazionali?». Interrogativi che sembrano pesare ancor più che nei giorni scorsi dentro questa sintesi: Tata è entrata in possesso della divisione commerciale di Iveco Group ma quest’ultimo ha da sempre innescato strette relazioni, anche sul piano della componentistica, con Iveco Defence; e dunque l’Indiana Tata si fermerà nella sua campagna acquisti al primo settore o si predispone a invadere anche il campo della difesa dove Leonardo, invece, garantisce il controllo nazionale delle linee di produzione?
 

Ma non basta. È Riccardo Conte a mettere sul tavolo una ulteriore questione: «Nell’operazione della cessione a Leonardo entrerà anche la produzione della componentistica, oltre a quella specifica dei mezzi militari. Ebbene - argomenta il segretario provinciale Cisl metalmeccanici - non va dimenticato che ad affiancare Leonardo ci sarà Rheinmetall e quest’ultima ha linee legate in particolare alla componentistica. Ci saranno ottimizzazioni delle risorse?». Traduzione: potrebbe non essere più Iveco-Leonardo a produrre a Bolzano sia mezzi che componenti come accaduto finora così risparmiando personale a Bolzano per far giungere quegli elementi dalla consociata?

Sono preoccupazioni che hanno indotto anche le segreterie nazionali del sindacato a chiedere, ad esempio, che il governo monitori i prossimi passaggi e che «intervenga per mantenere la presenza italiana in Exor» come ha chiarito Ferdinando Uliano segretario generale Fim Cisl. Che insiste nel vedere la possibilità che gli stessi livelli occupazionali non siano poi così blindati come prefigurato da Urso. A sua volta Samuele Lodi, insieme a Maurizio Oreggia, ha chiesto a nome della Fiom nazionale la convocazione di un nuovo tavolo a tre, Iveco-Tata-Leonardo, perché non si verifichino cambi in corsa degli assetti e sovrapposizioni delle linee di produzione. Linea confermata anche dalla Uil metalmeccanici del segretario regionale Giuseppe Pelella: «Insistiamo perché non si lasci alle semplici dinamiche aziendali e di risparmio delle risorse il futuro della produzione dei veicoli e della componentistica ma sia il governo a restare in campo per garantire soprattutto i livelli occupazionali. In particolare a Bolzano».

L’esperienza fa infatti intravedere alle rappresentanze sindacali i rischi legati alle aggregazioni. I quali si sommano alla prospettiva che anche i contratti subiscano riassestamenti: «Iveco Defence era legata fino a ieri agli accordi stipulati ancora con Fiat - Marchionne. Mentre ora - osservano i tre segretari bolzanini - Leonardo introdurrà la contrattazione nazionale. Si garantiranno i livelli retributivi?». Ecco come gli scenari produttivi si innescano con quelli generali che vedono un sempre maggior disimpegno dall’automotive da parte del nostro principale gruppo economico e finanziario di riferimento nel settore. A settembre, nuova verifica. Mentre anche la Provincia potrebbe essere coinvolta nel monitoraggio dei nuovi assetti in Zona.